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. [ Marguerite Duras ] . . |
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"Il poeta non poteva parlare di
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ma soltanto delle sfumature che portavano verso e via da lui." . . [ Mark Strand ] . .. . . . |
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. [ Marguerite Duras ] . . |
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"Il poeta non poteva parlare di
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ma soltanto delle sfumature che portavano verso e via da lui." . . [ Mark Strand ] . .. . . . |
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: . altri passi sulla sabbia... . Come ti chiedessi ancora di camminare su quella sabbia... Come ti chiedessi di camminare ancora su quel viale, alle due di notte... . Come un'alba che sbuca dietro l'angolo di una strada che scende verso il mare, il tuo respirare. . Ti saresti persa comunque tutto questo. E se attraverso per un attimo la tua strada, è solo per ricordarti tutto quel che avevi davanti e non vedevi. . Tutto quel futuro che ti è sfuggito come sabbia dalle mani. Tutto il mare che ti si è asciugato negli occhi...quegli occhi che un giorno cambiavano tono e colore al ritmo d'uno stato d'animo. . Io che non ho titolo per dirti nulla. Io, sempre più esperto dei miei trionfali fallimenti. .Sempre più convinto che ci sia altro, che non raccogliamo nelle ore e nei giorni che attraversiamo distratti. Io che mi siedo nei caffè e scruto il vuoto che opprime il viso di tanti che passano di fretta, diretti verso un domani senza colore, anemico, senza passione. . Lo vedo per intero il nodo che ti chiude la gola e il loro dolore, mentre imparo finalmente l'entusiasmo per l'umiltà della formica, per la goccia di pioggia che scende a nutrire la vita. . Io che mi ostino giorno per giorno a rifiutare le fedi ed il cinismo, per celebrare il fruscio della farfalla e il filo d'erba... . . Io, il fiume che scorre lento, consapevole della propria apparente inutilità, finchè non toccherà il mare. Finchè nel silenzio, non si troverà ad essere mare che fa da specchio a un nuovo cielo. | ||
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Il viaggio richiede due punti, la partenza e una destinazione. Ma spesso, anche una condizione: che la linea che congiunge i due punti non sia una retta. . Il viaggio preferisce le curve, le diramazioni, le distrazioni i ghirigori, i labirinti, i vortici e le serpentine. Le strade nascoste, poco visibili da lontano, ma irrinunciabili da vicino. Un andare che sia avanzare e tornare...instancabilmente, ingurgitando il tragitto percorso, come fosse cibo, come un frutto da cogliere ed un alimento nuovo da assaggiare ancora e poi ancora e ancora... . Viaggiare non è soltanto muoversi. Al contrario, significa invece indugiare...soffermarsi, rallentare, chiudere gli occhi e ascoltare. Chiudere gli occhi e respirare. A volte, perdere tempo o perdersi completamente, ma con precisa, ferrea determinazione. Perdersi per ispirazione, come seguendo un istinto molto più antico della ragione. . . Essere in viaggio vuol dire nutrirsi di un tempo dilatato, di un tempo che assorbe ogni giorno la luce del cielo, e se ne riempie e trabocca...perchè viaggiare è bere il colore di giorni del tutto dissimili uno dall'altro. Respirare i profumi che intrigano le sere, che insaporiscono le notti, che rendono deliziosi i mattini. . A maggio qualcuno impara a godersi il fresco degli angoli all'ombra, quelli, che fra poche settimane saranno irrimediabilmente infuocati dal calore estivo. Ora no, ora è un piacere rabbrividire per poter andare subito dopo incontro alla carezza spumeggiante della luce. . .Altri imparano a riempirsi gli occhi delle margherite che tempestano i prati, qualcun'altro invece, assorbe come un mollusco tutte le tonalità del verde e del giallo e il rosso dei papaveri ed il fresco pungente dei fili d'erba ancora bagnati di rugiada. . Non conosco viaggio che possa fare a meno del contatto con la vegetazione, o nel quale gli occhi non penetrino una per una le chiome degli alberi, i cespugli brillanti del lauro, le distese di erba spagna, il ciglio delle strade di campagna che ondeggia nel vento. . .Nel viaggio si incontrano presenze e non tutte sono visibili. Fra quelle, il profumo di erba tagliata è come l'incontro con un amico d'infanzia che ti riporta ai giorni in cui correre era volare e volare era galleggiare nel trionfo dei sensi, quando tutto il regno visibile e percepibile era materia sensuale. Quando ognuno imparava cosa fosse l'intreccio d'affetto e di appartenenza con lo splendore della Natura. . Quell'abbraccio, quella fusione è da sempre l'esplosione di una antichissima saggezza che ci lega allo spazio che attraversiamo. Allora, nell'infanzia, per la prima volta ci si svelò la portata di quella rivelazione. In seguito ne abbiamo sperimentato la forza: la stessa forza del sangue che ci rende vivi, e l'euforia che ci esplode dentro, attraversando già soltanto una notte di primavera. . . .Da allora lo sappiamo... il viaggio può essere un piacere più potente di una qualsiasi droga. | ||
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... no, non sto parlando della Felicità con la "F" maiuscola, quella assoluta, quella astratta, quella nobile, quella che ha inspirato i grandi personaggi della Storia, gli scrittori e gli artisti, i girovaghi e gli idealisti...
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Mi va di parlare invece, di sua sorella minore, quella sorella umile che appare, del tutto inaspettata dentro i giorni feriali, ci guarda per un attimo e ci lascia sbalorditi come dopo un bacio troppo breve.
. Quella felicità povera e sempre un pò scapigliata che ci viene a trovare quando siamo assorbiti da problemi più grandi di noi. Problemi che in certi momenti somigliano a macigni da trasportare, a uragani, a tsunami prossimi a spazzarci via. E invece accade che dentro un giorno normale, facendo cose apparentemente piccole e di certo prosaiche, all'improvviso, vediamo brillare un sassolino dorato sul fondo del torrente. Il tempo allora cessa di apparirci un fiume ostile e distante. Immergiamo la mano. . Raccogliamo quel qualcosa che ci rimanda un piccolo raggio di luce. Convinciamo noi stessi che possiamo farlo. Che nessuna legge lo vieta. .
E' allora che accade...
. Hai la rivelazione di come potrebbe essere il tempo, se fosse costellato più spesso di questi doni inaspettati. . Da una piccolissima cosa, insignificante per altre mille persone, ti si schiude l'illuminazione di un attimo di felicità. Ti senti inspiegabilmente contento di quello che hai fatto. Di quello che sei. Sì, lo sai che non hai fatto imprese eroiche, non hai risolto nessuno dei grandi problemi che tormentano la realtà sociale e la politica. Però hai fatto un'altra cosa. Hai fatto pace con te stesso. Ti senti in armonia con tutto quel che vedi sotto il cielo. Perfino con il sole e con la pioggia che verrà. . Hai la vaga intuizione di aver preso posto dentro un ordine superiore. E sei contento che la tua presenza, in un modo, non del tutto comprensibile e anzi misterioso, abbia determinato un risultato positivo. .
Tutto questo, per dirvi che ho appena finito un lavoretto da niente. Ho messo a dimora le piantine di zucca. Perchè insomma... a me le zucchine, piacciono in tutti i modi possibili, a partire dal sugo. E così, credo di aver fatto il mio primo tentativo di "orto".
. .Una cosa da niente, appunto. .
Adesso so che la felicità minore, quella di cui volevo parlarvi, lascia le dita screpolate e le gambe un poco indolenzite, ma dentro, anche qualcos'altro... Un qualcosa, un frammento, una cascata sonante di spiccioli di gratificazione.
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E' un esperimento, d'accordo.
. Però so di aver fatto per bene quel che dovevo fare. E ora ho perfino un appuntamento: il giorno che raccoglierò le prime zucchine, giuro che una cosa la faccio: vi avverto... e vi dico come è andata. Perchè so fin d'ora che potrebbe tornare la sorella minore di sua Maestà, Principessa "La Felicità"... . E se ve ne parlo è perchè so che un giorno o l'altro potrebbe capitare anche da Voi e mi spiacerebbe davvero se non la riconosceste. . Per questo vi dico di non fare l'errore di pensarla soltanto dentro una zucca o nascosta fra i fiori che presto illumineranno il mio orto. E' una creatura lunatica, imprevedibile, le piace giocare e quando passa, non è mai come la volta precedente. . Aprite gli occhi allora, e guardate per bene dentro i vostri "giorni normali"! |
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