Mariangela Gualtieri

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Da oggi vorrei iniziare a presentare alcune poesie di una mia illustre concittadina: Mariangela Gualtieri, una poetessa che ha iniziato a pubblicare a livello nazionale da una decina d'anni. In realtà l'impegno prioritario per Mariangela è sempre stato il Teatro. Nel 1992 assieme a Cesare Ronconi, fonda il teatro della Valdoca una compagnia che la vede da quel momento lavorare in qualità di drammaturga e di interprete. Tuttavia a partire dai primi anni duemila la sua presenza in campo poetico si intensifica e da quel momento compone diversi lavori di grande livello che le fanno guadagnare nel giro pochissimo tempo l'attenzione e l'apprezzamento di tanti critici.
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I suoi primi lavori li ho letti nel 2004 [ Fuoco centrale e altre poesie per il teatro - Ed.Einaudi ] e da allora devo ammettere che la mia stima nei suoi confronti è andata continuamente crescendo.
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Con questo post inizierò a presentare alcune delle sue poesie che più mi hanno colpito, poesie nelle quali avverto grande incisività di linguaggio, di temi e una fortissima carica umana.
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Bello, bello, bello mondo,
bello ridere di mondo in luce mattutina
in colorazione di mondo con stagioni
e popolazione e animali.
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Bello mondo
questo ricordo, questo io lo ricordo bello,
molto bello mondo,
con cielo diurno e notturno,
con facce che mi piacevano
e musi e zampe e vegetazione
che mi sospirava
e mi sospirava leggera leggera,
tirando via chili e scarponi interiori
che mi infangavano, tirando via ferri da stiro
che mi portavo nel petto,
e gran pulitura. di dentro.
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Bello,
questo io lo ricordo bello.

Io ho avuto soccorso a volte
da una piccola foglia,
da un frutto così ben fatto
che dava sollievo
al mio disordine di fondo. Sì sì.
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      [ "Fuoco centrale e altre poesie per il teatro", Einaudi 2003 ]
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Giuro per i miei denti da latte
giuro per il correre e per il sudare
giuro per l’acqua e per la sete
giuro per tutti  i baci d’amore
giuro per quando si parla piano la notte
giuro per quando si ride forte
giuro per la parola no
e giuro per la parola mai e per l’ebrezza giuro,
per la contentezza lo giuro.
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Giuro che questa terra non sta per finire
giuro che io sento a volte una gioia così grande,
giuro che la gioia esiste, che esiste e io la sento,
e giuro che non mi lascerò intristire
da nessun piagnucoloso profeta,
da nessun artista che mercanteggia col dolore,
da nessuno che scorrazza nel sangue
e me lo spiega, da nessun imbonitore
con le sue parole soffocanti.
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Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco salverò il poco e il niente
il colore sfumato l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme,
il niente dentro quel seme.
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       [ Imparare è anche bruciare" - 2003 ]
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Commenti

  1. Sono felce di trovare qui una poetessa, conosciuta poco dalla maggioranza.
    Da alcuni mesi mi risuonano in testa, di tanto in tanto, alcuni suoi versi, là dove dicono:

    "Ho un cuore eremita
    Gli altri sono troppi, per me.
    Ho un cuore eremita.

    Sono impastata di silenzio e di vento.
    Sono antica. ..."

    Grazie Carlo e buona serata!
    Lara

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    1. beh allora pure io mi sento antico e non mi spaventa...
      Se un cuore eremita significa non piegarsi alle mode e alla idiozia imperante
      me lo sento dentro da sempre. E batte, sentissi come batte...Buon giorno Lara.

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  2. La poesia di Mariangela mi piace tanto. "Il dialogo del non so" è così umano e struggente che spesso mi piace rileggerlo.
    Grazie!

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    1. "Il dialogo del non so"... Certo. Ma poi tante altra sue cose di una umanità struggente -se mi permetti di giocare con le tue parole-
      A mio avviso, è una delle voci più incisive dell'attuale panorama letterario italiano. Buona giornata, Iraida

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  3. Ciao Carlo,
    ho trovato il tuo sofferto commento sul mio post sull'addio del Papa e qui da te trovo versi di una poetessa, lo ammetto , per me sconosciuta,che mi mostrano che la sintonia con il mondo sta nelle cose semplici. Saluti
    Marilena

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  4. La semplicità nella complessità del mondo? Mi trovi d'accordo.
    Il mio commento da te sulle dimissioni del Papa m'è uscito sull'onda emotiva. Ho pensato fin da subito che dopo il pontificato di Woytila, dopo una figura di quello spessore, chiunque fosse venuto dopo si sarebbe trovato in difficoltà, e avrebbe rischiato di non sentirsi all'altezza di una ruolo del genere.
    Nanni Moretti credo sia partito dalle medesime considerazioni nell'ideare il suo splendido "Habemus Papam". Ed è andata così.
    Ma a Ratzinger occorre riconoscere grande onestà intellettuale e soprattutto coraggio personale nel non piegarsi alla tradizione Vaticana. A suo modo è un rivoluzionario e passerà alla storia come Papa al tempo stesso conservatore e innovatore.

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  5. bellissime e intense le poesie e prezioso anche l'effetto grafico che le accompagna. E' un piacere tornare qui da te.. :-)

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    1. Non avevo dubbi sul tuo sguardo anche all'aspetto estetico.
      Detto da te, vale tanto.Grazie Alidada.

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