Un poeta surreale



 
 
 
 
                 
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          Oggi mi va di presentare alcune cose di un poeta sconosciuto ai più.       
                 
          Lui si fa chiamare Azael e pubblica su un sito che ho scoperto poche settimane fa.      
                 
         
Il nome del sito è tutto un programma [ http://www.decubito.org/ ] ma niente paura, non c'è da spaventarsi, perchè dietro tanti pezzi apparentemente deliranti e demenziali c'è del buono. C'è sicuramente una vena surreale e una ironia profonda. E un modo singolare di intrecciare argomenti.
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Oggi raccolgo qualcuna delle sue composizioni che mi sono piaciute.
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Buona lettura 
     
                 
                 
         
 
     
         
 
     
         

Venditori
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di Azael   24 febbraio 2010



*Poesia nella quale il poeta ha bisogno solo di quattro cose,  ma niente oh!*

Drogati che vendono il proprio corpo
per comprare droga
drogati che vendono droga pagata corpi
per comprare soldi
ragazzemadri che vendono il proprio corpo
per comprare altro corpo
per poi venderlo e comprare soldi
negozi che vendono soldi
venditori di soldi porta a porta
testimoni di geova deviati
che vendono soldi
invece di annunciare l’apocalisse

bambini poveri che vanno nelle discariche
a cercare pezzi di corpi da vendere
per potersi permettere corpi assemblati
da vendere per comprare soldi
e diventare ragazzemadri


eggesucristo che casino quando è chiuso il Pam !!
 
    ......... 
         
 
     
         
 
     
         
 
     
         
 
     
         

 

     
 
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
         
         
         
         
         
    Ferite    
         
    di Azael   - 28 dicembre 2009 -    
   


Io mi occupo delle ferite

la polpa intera no, la polpa no
ho una mappa con le ferite che hai
quelle rimarginate
e quelle non
.

ogni notte mentre dormi
tu non lo sai
prendo una lanterna
e tiro via il lenzuolo
e ti segno con la x ciascuna tua ferita
e le controllo mentre dormi
per vedere se per caso le hai rimarginate
per sbaglio, distrazione
si son cicatrizzate
e, se vedo, le riapro
con un dito,
con quello che mi serve,
non occuparti tu

le torno a sanguinare
quello che hanno da sanguinare.
tu dormi e non ti accorgi
e se ti accorgi,
per un soffio nella faccia

ti giri
e mi dici solo “dormivo, tu che fai”
con quelle labbra non rimarginate che hai.
 
   
         
         
         
         
         
         
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

       
       
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Viviamo tempi disadorni




di
Azael  - 3 marzo 2010 -



*Poesia nella quale il poeta rimembra i tempi andati
e gli viene una tristezza che non gli si può stare vicino*
.
.

Viviamo tempi disadorni
e mangiamo cibi poco cotti
usiamo parole come propio e come ganzo

non ci laviamo quasi mai
perché siamo puliti
come le maniglie dorate delle porte
dei saloni delle case delle signore anziane
ci sporcano soltanto i ladri e gli elettricisti

e i truffatori che vendono collanine per i ciechi
loro che i ciechi non li hanno visti mai
e cazzo, viceversa
.
ci compriamo tonnellate di camicie

come se un giorno dovesse tornare aprile
e invece sappiamo bene
che aprile, spontaneamente,
non sarebbe tornato mai
.
esattamente come
i citofoni, le persone che perderemo

e le calcolatrici scientifiche. 
   
         
         
         
         
         
         
         
         
 
 
 
 
 
 
 
 
         
         
         
         
         
         
   

Quando leggi Garsiamà


di Azael - 22 dicembre 2009 -

*Poesia nella quale il poeta sminuisce tutti gli scrittori esistenti, salvandone uno. Solo perché è buono.*
.
.

Vabbé che vi devo dire
dopo che hai letto Garsiamà
sì, la narrativa, le novità e i betzzé
ok, la tipa tettappunta della feltriné
vabbè, la coppertina colorata col quadretto
ma che vi devo dire
dopo che hai letto Garsiamà
tutto il resto, beh
la frasetta di grazie giusto in fondo
allo scontrino non fiscale della Coop.
   
       
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    Ho paura del buio ma d'altra parte
Leopardi aveva paura dei sottomarini
 
   
 

di Azael - 22 dicembre 2009 -


 
A parte questo
non ho paura di niente
l’uomo nero, no
la morte, no
la peste medievale, no
i ragni, anche pelosi, no
il buio, sì
ma d’altra parte Leopardi aveva paura dei sottomarini.
.

Della solitudine, no
anzi della solitudine ho il contrario di paura
qual è il contrario di paura?
Paura, sostantivo femminile,
contrari: serenità, tranquillità, calma, coraggio, audacia
Coraggio?
.

Ho coraggio della solitudine
ho l’audacia della solitudine
e la tranquillità dell’uomo nero
ma del buio no
nemmeno se sono solo, al buio
.
perché nel buio le librerie confinano con l’ignoto
i grandi non hanno paura del buio perché sono pazzi,
quelle stesse librerie che normalmente confinano con l’armadio
ecco, al buio confinano con i lupi siberiani,
con l’adolescenza e i cani, con le seppie e piselli
ma, soprattutto, col buio
l’infelicità del piede che sbatte
sta tutta nella delusione
pochissimo nell’alluce
le cose che succedono al buio nessuno le sa
la mamma, nemmeno la mamma, le sa
figuriamoci il dio degli eserciti
le librerie forse sì, ma come cazzo ci parli con le librerie?
Le librerie non hanno paura del buio perché sono pazze.
Vorrei confinare con un armadio
o un mare Adriatico
vorrei essere come la Slovenia, per una volta
e avere un profilo geografico certo
un altrove declinante a sud ovest
una forma accettabile
conosciuta, senza alluci sporgenti né progetti confusi
che se spegni la luce confini lo stesso
col domani Adriatico, il male Tirreno, il dopo stampato
sul mappamondo
la morte fissata tra Pula e Rovigno
avrei il coraggio di Pula e Rovigno, e dell’Istria tutta
ma non è così,
non è così
chiudi gli occhi e c’è il buio
ti ci metti le mani davanti e c’è il buio
pensi e c’è il buio
mangi le seppie e c’è il buio
gli alluci sono già pronti a partire per guerre tremende
il mondo finisce
uccidetemi adesso
appena finita questa poesia
sparatemi, davvero
sparatemi a morte
non ho mica paura

e nemmeno dei ragni, dei grilli, dei lupi,
ma di tutto quello spazio tra La Spezia e Piacenza,
 senza autostrade, senza i pallini delle città,
di quell’ignoto incresparsi orografico che mi resta da vivere
del buio, angoscia geografica, sì

io ho paura di dove confino, di dove finisco
di non parlare la vostra lingua del buio
ma d’altra parte Leopardi aveva paura dei sottomarini.

 
 
   
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     Animali fuggono panàti  
   

 
 
     di Azael  - 11 maggio 2009 -  
       
       
       
       
   
Le mandrie si rincorrono ventose negli spiazzi
coi loro passi ostiensi, viminali e fieri
sfuggendo alla terribile minaccia del macello.
Così i manzivitelli, e i maialupedi e i pollami
ciascuno nella sua pelosa custodia di nimale
a sfuggire il puzzodore del fatale rosmarino.

Natura chiama prede le robe a ventre molle
cosìvi il macellante s’attarda nello scanno.

E ne mangia il bimbo pallido, e l’irsuto falignamo
il tenebro ngegnere e pietoso lettricista
tutti accomunati dal mastico assassino.

E ochetta nana e cervo, e pecori e leonti
e tacchi, vacche e bufali, dei màiali anche gli unghi
Ed io li vedo cotti e mi figuro il bel sembiante
da vivi, dico io, da bestie brulicanti.

E la bistecca la veo manza, e la salsiccia maialetto
e cotica pellaccia e il petto che era pollo.
Ecco, qualche dubbio solo gli spiedini e i cordonblé.
 
       
       
       
       
       
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Commenti

  1. Visitato e subito messo tra i preferiti www.decubito.org
    Accipicchia, che matto sto Azael! ma che bravo!
    Grazie per il suggerimento e un saluto a te.

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    Risposte
    1. Ciao Iraida! Come vedi non mi risparmio.
      Quando trovo qualcosa di interessante non resisto alla tentazione di condividerlo con le persone che so bene che possono apprezzarlo. In fondo bisogna nutrirla quella vena di follia che abbiamo tutti dentro. E' ciò che da sapore ai giorni. Azael in realtà è un pazzo-saggio !
      Mai fermarsi alle solo apprenze: penso ad esempio alla battaglia animalista e ci colgo un'eco molto significativa nell'ultima sua composizione. Un abbraccio e buona serata!

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  2. mi ha fatto sorridere, pensare, riflettere e mi ha lasciato eco di parole dentro. Il coraggio della solitudine, ma non del buio..UN pazzo-saggio è un ottima definizione.
    ..io ho paura di dove confino, di dove finisco
    di non parlare la vostra lingua del buio.
    estraniato consapevole
    Bravo davvero.
    Grazie Carlo della segnalazione. :)

    ps. ottima musica

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    Risposte
    1. Ciao Gio, è l'effetto che queste parole hanno avuto anche su di me. Prima magari ti strappano un sorriso, poi a una seconda lettura ci scopri altro. Alcune trovate son geniali, altre suggestive.
      A me ad esempio ha lasciato impietrito quella chiusura:

      "e invece sappiamo bene
      che aprile, spontaneamente,
      non sarebbe tornato mai

      esattamente come
      i citofoni, le persone che perderemo
      e le calcolatrici scientifiche."

      Da brividi questa virata da un registro ironico ad una evocazione di un raggelante realismo.
      E' come uno spartito e la nota più alta è raggiunta da quell'aggettivo... "scientifiche".

      Era una vita che non ne sentivo parlaree e invece le ho usate pure io un pò di tempo fa
      Un oggetto che oggi sento quasi sepolto in una sorta di "modernariato".

      Ehii ben arrivata, intanto, su questi lidi! :-)

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  3. In poesia è davvero difficile trovare chi è capace di percorre strade non ancora battute, dire qualcosa di nuovo. La poesia di Azael, secondo il mio gusto, esprime, tra tensione autentica e sarcasmo, i dubbi, il disagio e le contraddizioni dei nostri tempi, e non solo, con un linguaggio crudo e sferzante.
    Mi ha molto colpito!

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    1. Condivido! Hai trovato le parole più adatte per dire le mie stesse sensazioni.
      Azael mi sembra dare voce a quel senso di "spaesamento" che ci turba e spesso ci schiaccia e che è caratteristico di questo nostro ultimo periodo (dove sono tramontate le ideologie del '900 e anche le religioni "arrancano"). Non è forse vero che a noi accade spesso di essere avvolti da un senso vuoto e di disagio nel rapportarci alla realtà?

      Anzi sai che ti dico? Prima che il vuoto ci assalga... Buongiornoooooooo !!! ;-)

      Elimina

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