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Caro Ministro, chi Le scrive è un’insegnante di scuola primaria che vorrebbe porre l’attenzione su alcune piccole sfumature della nostra scuola; come ogni anno, alla ripresa dei lavori di Collegio Docenti ci troviamo a dover fare i conti con i tagli che porteranno alla nostra quotidianità non pochi problemi di carattere organizzativo da risolvere nel breve tempo, salvaguardando la qualità della scuola e l’offerta formativa. Già, qualità, una parola che sta diventando quasi un tormentone. . Si fa un gran parlare di scuola di qualità. Anche Lei mi pare lo faccia spesso. Ma la scuola di qualità, se permette, non può essere fatta solo di risorse umane; noi maestre siamo bravissime (e non immagina quanto) a trovare soluzioni che sappiano tener conto delle esigenze degli alunni che ci vengono affidati, con molte aspettative, da parte della famiglia. Quest’anno qui dove lavoro io apprendo con disgusto che i tagli hanno prodotto una riduzione di nomine sulle cattedre di lingua inglese e sul sostegno agli alunni disabili. Il che significa, tradotto in parole semplici, che dovremo trovare le risorse umane all’interno di ogni singola scuola. . Nello specifico per la lingua inglese può essere insegnata solo da chi possiede i requisiti che vuol dire, per chi della scuola primaria conosce poco, avere la laurea, aver frequentato i corsi che nei vari anni sono stati organizzati dal ministero o ancora l’abilitazione sulla lingua inglese. Sa cosa vuol dire questo? Stravolgere completamente l’organizzazione modulare di una scuola intera. Le faccio un esempio: nella mia classe la cattedra di inglese è scoperta. La soluzione al problema (in termini di risorse umane) è che una collega che lavora in classe seconda, in possesso dell’abilitazione, entri nella mia classe a completare l’orario che sulla carta deve essere di sei ore settimanali. Per far questo la collega dovrà togliere ore di compresenza alla sua classe e quindi non potrà più garantire la prosecuzione dei progetti che per quella classe erano stati previsti dal POF e sulla cui base i genitori hanno iscritto i lori figli nella nostra scuola - sa la nostra scuola è frequentata da 240 alunni ed è scelta sulla base di un’offerta di “qualità” - ( la parola qualità mi suona di un male, non immagina quanto io non la sopporti). Questo solo un piccolo esempio che ci sta creando non pochi problemi, perché vede, siamo in quattro classi senza insegnante di inglese. E sa cosa significa? Che un notevole pezzo di qualità è andato in fumo. Il sostegno agli alunni disabili. Qui mi tocca in un punto dolente perché ho dedicato sedici anni del mio lavoro a cercare di costruire qualcosa. Integrare non significa parcheggiare. La legge 104 è sempre stata un fiore all’occhiello - mi riferisco alla parte riguardante la scuola - ma a me sembra che negli ultimi anni sia stata un po’ troppo “trascurata”. Alla chiusura delle scuole speciali non è seguita nel corso degli anni una vera e propria serietà rigorosa sull’inserimento degli alunni e soprattutto e lo sottolineo, la preparazione degli insegnanti di sostegno non ha avuto quell’attenzione che era richiesta; gli insegnanti ora utilizzati non hanno la specializzazione o pochissimi (ma proprio pochi) la possiedono per aver frequentato corsi universitari. Le cattedre spesso sono accettate da chi non ha altre possibilità di scelta. Posso usare la parola ripiego? Per carità tutti hanno diritto di lavorare, ma se lo immagina lei un docente che non ha mai e dico mai lavorato con un alunno disabile cosa può combinare in una classe? Mi è capitato di dover lavorare con persone totalmente impreparate ad affrontare una classe; si figuri cosa può succedere con un alunno autistico o tetraparetico o con la sindrome di down. Ecco vede a me queste cose cominciano a dare sui nervi. Sono stanca di dover tamponare situazioni come se fossimo in emergenza. Oltre alla qualità dovrebbe pensare anche a monitorare la professionalità dei docenti. E ancora, cosa posso rispondere ad un genitore che mi chiede come mai suo figlio non ha l’insegnante di sostegno o come mai le ore sono state tagliate e anziché dodici ne sono state assegnate otto, o se va bene sei. Come si fa a parlare in termini di ore con bambini che hanno bisogno di essere seguiti individualmente? . Ma si rende conto cosa vuol dire tradotto in termini di quotidianità? Con le classi che sono sempre più numerose, almeno venti alunni in ogni sezione, le esigenze sempre più grandi e le risorse umane sempre più ridotte? Significa faticare a costruire il senso d’identità, il sapere stare accanto a chi ha bisogno, l’accoglienza del diverso come risorsa per crescere e maturare. Si parla tanto di integrazione, anche con gli alunni stranieri, ma io sento solo tante belle parole e pochi fatti ed anche qui la famosa qualità ne fa le spese. . Oggi ho sentito che vorrebbe più ore di matematica e di lingua italiana. Da maestra di matematica ho sorriso, sa? Un sorriso liberatorio. In questo, credo, avrà moltissime alleate. Noi maestre vorremmo essere ascoltate di più; soprattutto quando compilate quei curricoli di competenza mostruosi. Ma cosa pensate che i bambini abbiano tutti dei quozienti intellettivi stratosferici? O forse pensate solo ai superdotati. Guardi, nella mia esperienza, posso dirle che è già molto se sono tutti normodotati. Lei non immagina nemmeno lontanamente quanti e quali problemi abbiano i bambini della scuola primaria oggi: figli di computer, cellulari, playstation e tv ma totalmente - e dico totalmente - incapaci di autonomia personale e sociale e questo, a mio avviso, è gravissimo. . A volte ci chiediamo se chi li scrive abbia mai visto un bambino o sia mai entrato in una classe di scuola primaria. La matematica è fatta di: aritmetica, logica, problemi, geometria e con cinque ore settimanali mi dice lei come si fa a far entrare nei piccoli cervellini tutte quelle competenze? E non mi faccia parlare dell’informatica che m’infiammo. Sì, m’infiammo, perché le confesso che con cinque ore di matematica settimanali non è possibile lavorare seriamente. La matematica ha bisogno di tempi lunghi per sedimentare. . Le confesso ancora che per lavorare bene qualche volta ho “rubato” ore ad altre discipline che sennò guardi che le tabelline, il far di conto, il ragionare e tutto il resto i bambini non imparano e poi scopriamo che la matematica ha buchi enormi nelle teste degli italiani. Ho la quasi certezza che a volere a tutti costi la qualità dell’offerta formativa, alla fine, a farne le spese siano proprio i bambini che non riescono a maturarle e ad appropriarsene quelle benedette competenze! I bambini non sono cesti da riempire. Hanno tempi di attenzione, maturazione differenti e spesso ci troviamo a dover fare i conti con difficoltà di apprendimento più o meno gravi. E questi bambini hanno diritto più degli altri ad essere seguiti come meritano. La scuola è di tutti e tutti hanno gli stessi diritti. Quindi quello che io chiedo nel mio piccolo, è più attenzione alla scuola pubblica in termini di risorse e stavolta mi riferisco alle risorse monetarie. Meno soldi alle scuole private e più fondi alla scuola pubblica. Per carità nulla di personale nei confronti delle scuole private. Ma si è chiesto come mai c’è stata una specie di migrazione verso il privato? Chi l’ha fatto è stato perché spesso noi ci troviamo a dover affrontare l’anno scolastico con organici ridotti e balletti di supplenti (e non apro la pagina delle supplenze temporanee perché sarebbe un calvario…ma lo sa che da anni, per supplenze brevi, ci dobbiamo arrangiare e sostituirci tra di noi utilizzando le compresenze - sempre loro - e se ti viene l’influenza ti senti pure in colpa, perché sai che quella settimana lì salta tutta l’organizzazione della classe?), quindi le famiglie, pur facendo sacrifici, preferiscono optare sul privato che garantisce la continuità. Ecco questo a me duole, molto. Io ci credo nella scuola ed ho sempre dato il massimo, mi creda, senza risparmiare nulla ma proprio nulla. Ora però sono stanca di vedere colleghe allo sbando, demotivate e deluse e vorrei davvero che ci fosse quella svolta tanto sentita ma ancora molto, secondo me, lontana. . Mi scuso se sono stata prolissa ed ho usato un linguaggio semplice, ma sa, coi paroloni ci riempiamo troppo la bocca. E poi io sono così, una maestra semplice che vuole continuare a fare bene il suo lavoro, non a ritrovarsi, a pochi giorni dalla prima campana, a dover pensare già a come far fronte all’emergenza, perché questo è. Scendiamo nel reale e affrontiamo la quotidianità. Solo così si può comprendere la fatica di noi insegnanti. Le auguro buon lavoro e La prego, non mi deluda come tutti i Ministri che prima di lei sono passati da quella poltrona. |
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Mi è piaciuta moltissimo per l'accento posto sulle scarse risorse di cui gode la scuola pubblica, oggi, e sull'insufficiente preparazione di alcuni docenti di sostegno. Vero. Molti conseguono la specializzazione come ripiego, poi appena possono passano sulle loro materie.
RispondiEliminaTutti i professori dovrebbero scrivere lettere del genere ed impegnarsi per il futuro di una scuola sempre più in decadimento...questa lettera è un monito, se mai dovessi riuscire a diventare maestra, mi impegnerò in ugual modo...
RispondiEliminaun sorriso a te! dolce notte
Non ti si può lasciare un attimo che sforni 4-5 post! ;o) Vengo a trovarti presto...
RispondiEliminaGrazie per averci segnalato questo post! Io, per ora, sto provando cos’è l’abilitazione all’insegnamento e credo sia un primo assaggio di tutte le carenze della nostra scuola italiana. Sono già “delusa” prima ancora di cominciare, ma ci metterei cento virgolette, perché in fondo sento di essere vicina ai sogni di Blue, che abbraccio idealmente. Pensavo ad una frase che ho letto in Cultura dell’educazione di Bruner: “quando ne stai parlando, non lo stai facendo”. E’ questo il punto: la burocrazia tende a sostituirsi alla vita, alla realtà, ai fatti. La scuola non può trasformarsi in un parolaio… bisogna viverla e soprattutto crederci, offrire il proprio tempo, testimoniare il proprio amore per la conoscenza e per la vita, come Blue.
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