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Che beatitudine per l'amore è la lontananza. E una volta che la fiamma avvampa e brucia, il fumo ha bisogno di uscire. Ed è un profluvio irrefrenabile di dichiarazioni d'amore, alimentate dalla separazione. Fino a qualche decennio fa la corrispondenza era affidata alla missiva, che accoglieva parole toccanti, slanci lirici, sofferenze, appassionate confidenze e scambi di galanterie. Erano lettere d'amore. _ Come dire, reperti archeologici oggi che messenger, sms, mms, email – e ancor prima il telefono fisso – hanno reso estemporanea la comunicazione e tolto all'amore il pathos dell'attesa e i tempi da piccioni viaggiatori e diligenze. _ Adesso che il vocabolario d'amore si è ridotto a poche frasi, piccole variazioni sul tema del "mi manchi" e del "ti amo", sempre che non siano abbreviati in sigle, non è poi così strano considerare lontana anni luce l'epoca in cui il codice amoroso era fatto di fugaci scambi di sguardi, batter di ciglia, sfarfallio di ventagli, fruscii di vestiti che si sfiorano, e anche una goccia in più di profumo poteva far girare la testa a un uomo. Ed ecco il messaggio spuntare, recapitato con un sotterfugio, in modo da sfuggire al controllo di parenti troppo ligi nella difesa della virtù filiale oppure per aggirare i sospetti di consorti gelosi. _ Come capire lo struggimento nell'attesa di un segno di vita, di una risposta, o immaginare gli innamorati che maledicono i giorni, le settimane, i mesi che li mantengono in quello stato di sospensione e tormento? La missiva finalmente arriva, viene aperta, letta e riletta, tra sospiri, sorrisi e lacrime. «Tutte le lettere d'amore sono ridicole. Non sarebbero lettere d'amore se non fossero ridicole» pensava il poeta Fernando Pessoa, senza dimenticare di precisare che lui stesso aveva prestato spesso il fianco al gioco inebriante e talvolta doloroso della corrispondenza amorosa. Quando le epistole portano la firma di personaggi famosi è facile che si scateni la curiosità, l'ammirazione di tanti disposti a sfidare la polvere di archivi e biblioteche, il ciarpame dei rigattieri e la concorrenza dei frequentatori di vendite all'asta, pur di recuperarne qualcuna. Nessuno di loro si lascerà sfuggire la preziosa occasione offerta dal Musée des Lettres et Manuscrits di Parigi con la mostra "Parlez-moi d'amour" (fino al 20 aprile), un titolo preso a prestito dalla canzone scritta da Jean Lenoir nel 1930, resa celebre da Juliette Gréco. L'esposizione dischiude al pubblico il mondo privato, anzi privatissimo, contenuto in appassionati scambi epistolari di famosi politici, scrittori, poeti, artisti, cantanti. _ Naturalmente tutti francesi, e scomparsi da tempo. Il museo, che occupa le stanze di una dimora seicentesca nel cuore del cuore di Saint Germain des Prés, è stato voluto da uno dei più grandi collezionisti di manoscritti autografi del mondo, Gérard Lhéritier. _ Si scopre un Napoleone insospettabilmente romantico con la bella creola Joséphine de Beauharnais, sua prima moglie: «Non è passato un giorno senza che ti abbia amato; non è passata una notte senza stringerti tra le mie braccia; non ho preso una tazza di tè senza maledire la gloria e l'ambizione che mi tengono lontano dall'anima della vita mia. In mezzo agli affari, in testa alle truppe, percorrendo i campi, solo la mia adorabile Joséphine è nel mio cuore, occupa i miei sensi, assorbe i miei pensieri». _ E che dire di una paladina del movimento femminista come Simone de Beauvoir che, nonostante divida ufficialmente da anni la sua vita con il filosofo Jean-Paul Sartre, nel 1947 si innamora perdutamente dello scrittore Nelson Algren e dà la stura a una corrispondenza infuocata lunga 17 anni. _ In una lettera scrive (la seconda persona plurale è d'obbligo): «Vi amo ancor pìù di quanto non abbia detto, più forse di quanto io mi renda conto. Vi scrivo troppo frequentemente; fate lo stesso. Vostra per sempe». : Non si creda che il tenore cambi se gli autori del carteggio sono due uomini. Nel 1873, Arthur Rimbaud supplica Paul Verlain di non lasciarlo: «Se tua moglie riappare, io non ti comprometterò scrivendoti. Non ti scriverò più. Ma ti prego, ritorna. Desidero stare con te, ti amo». _ Più sanguigno e poco compiacente il tono di Gustave Flaubert in una lettera a Louise Colet, che lo aveva accusato di egoismo: «Per me l'amore non è, e non deve essere, in primo piano nella vita. Deve restare nel retrobottega. Non prendere l'amore come un pasto importante: no. Come condimento: sì». «Grazie a te non sono uno straniero per la felicità»: a scriverlo alla moglie, nonostante i numerosi anni di matrimonio, è Choderlos de Laclos, l'autore de "Le relazioni pericolose", che stona nel ruolo del marito tutto fedeltà e dedizione. _ Per Edith Piaf la passione per il pugile Marcel Cerdan è così totalizzante che arriva a mettere nero su bianco: «Mio adorato, ti amo irragionevolmente, enormemente, follemente e non ci posso fare niente. È colpa tua, sei straordinario. Col pensiero abbracciami, e confessa a te stesso che niente conta al mondo all'infuori di te e me». _ Il pezzo forte dell'esposizione è comunque rappresentato dalla dozzina di lettere di Antoine de Saint-Exupéry, l'ultima corrispondenza illustrata (aprile 1943 – maggio 1944, morirà nel luglio1944) del poeta aviatore che, attraverso le parole del Piccolo Principe, grida tutto il suo dolore per un amore impossibile e disperante, quello per una giovane donna sposata e per di più incinta, conosciuta durante un viaggio in treno. |
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Davvero un'esposizione interessante!
RispondiEliminaSeneca, però, aveva già capito tutto!!!! Un caro abbraccio! (Clara)
Molto interessante questa tua ricerca. L'immagine iniziale e il cuore della margherita li tengo con me, per oggi.
RispondiEliminaBuona giornata
Chiara
Se aprissi i cassetti ne troverei di belle parole, recenti e antiche. Con l'invenzione dell'email abbiamo anche la possibilità di conservare le nostre, così si rileggono e..spesso si ama di più l' "io" che parla d'amore del "tu".
RispondiEliminaI colori di questa giornata a te...
e a chi ti scrive!
"Per me l'amore non è, e non deve essere in primo piano nella vita".
RispondiEliminaHo sempre pensato questo per quanto riguarda l'amore per una persona. Ma l'Amore deve essere in primo piano nella vita di ogni uomo, ogni giorno, altrimenti si corre il rischio di sprecare tempo e forze.
La creatività è in ribasso, non si cercano più parole ed espressioni nuove per manifestare quello che sentiamo, ma non solo con la fidanzata/o. Un impoverimento globale.
C'è ancora gente che sente, ci prova, e cerca di amare nel modo più puro a cui può arrivare.
Serena giornata Carlo :)
Stupenda la prima foto.
RispondiEliminaNon sapevo di St. Exupéry: curiosa notizia. Hai letto Vol de nuit ? a me è rimasta impressa l'immagine di lui che guarda attraverso un vetro offuscato dalla sabbia con la disperazione di una mosca che ronza e vorrebbe uscire. Un vecchissimo ricordo che mi tortura ancora. Un post molto interessante per le notizie che dai sulla mostra parigina, ben legata al San Valentino.