Un'arte dimenticata:l'incontro
UN'ARTE DIMENTICATA:
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L'INCONTRO
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Nella frenetica e incasinata vita di tutti i giorni, nello “sbatterci” fra lavoro, burocrazia, grane, colleghi, problemi, prima o poi arriva un dubbio.
Succede... Più che un dubbio, un interrogativo.
Ma é giusto, - mi chiedo- che diamo per scontato che questo nostro modo di vivere, tutto governato da fattori esterni, dalla fretta, dal pressapochismo, sia il modo più congeniale? Che questa “routine” che ci siamo costruiti pian piano con impegni, obiettivi, lavoro, priorità, entrate e uscite da far quadrare, ci condizioni a tal punto che noi stessi finiamo per vivere in una dimensione tutta quanta “finalizzata”?
Nel "vivere per…" ?
Sarà che sono refrattario a tutto quello che stritola l’individuo. Sarà che da sempre mi viene da riflettere sulla “qualità” delle cose che facciamo, ma questo interrogativo mi torna spesso a trovare.
E mi chiedo anche quello che perdiamo. Ciò che va perduto, di tutto quel che potremmo essere e non siamo.
Qualche giorno fa questo dubbio si é legato ad un argomento particolare: gli incontri.
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Nella nostra giornata incontriamo tante persone: il fornaio, la commessa della Coop, il gestore dello stabilimento balneare, i coniugi anziani dell’appartamento di fronte, il portiere della Banca, l’impiegato del Comune, la postina.
Ecco... l’incontro con la postina, ha quasi una valenza simbolica. In quello si riassume un sempre più diffuso scivolare sulle cose.
Suona il citofono
“Buongiorno, c’é una raccomandata! Può scendere?”
- Certo. Arrivo subito…”
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E infatti scendo, saluto, firmo il registro e poi chiudo la porta cercando di indovinare dalla forma della busta che cavolo possa essere quella raccomandata.
_ Ma la postina chi l’ha vista? Nessuno.
Non era una persona… era un oggetto. Uno strumento. Dopo 5 minuti, se ci penso, non so nemmeno dire come era vestita. Se avesse i capelli corti o lunghi, se la sua voce era rilassata o nervosa. Non ricordo nemmeno di avere incrociato il suo sguardo.
Questo é solo un esempio. Ma quanta vita ci sfugge così? In questo nostro scivolare sulle cose e sulle persone?
Perchè noi non c’eravamo.
Noi non ci siamo quando viviamo proiettati ad un fine, ad uno scopo. Al posto nostro, abbiamo mandato una controfigura, una maschera, un involucro, ma noi eravamo da un’altra parte.
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Quante volte succede? Non a me in particolare, ma a tutti quanti... e il nostro modo di vivere non é forse sempre più spinto in questa direzione da tutti i condizionamenti sociali e dall' ambiente che ci circonda?
_ In una società così fortemente orientata all’economia, alla competizione, a raggiungere mete, orientata al consumo, alle transazioni più che alle relazioni, non rischiamo davvero di scivolare sulla superficie di ogni nostra giornata? TanTanto che _ E non diventiamo noi stessi un codice a barre? Un numero? una transazione, un pagamento o un accredito? Tutto, meno che un essere umano!
Poiché siamo sempre di corsa, sempre a rincorrere qualcosa, finisce che le persone che incrociano la nostra strada, noi le vediamo come viaggiatori che aspettano sulla banchina di una stazione, mentre noi siamo già sul treno in movimento.
_ Noi partiamo, ci sediamo tutti i giorni su quel treno che é la nostra vita quotidiana e al massimo diamo un’occhiata dal finestrino a queste presenze. Di sfuggita insomma.
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Perché riteniamo di avere cose più importanti da fare. Obiettivi che se noi non corriamo, sfuggiranno… E il fatto peggiore di tutti, é che poi ci abituiamo a comportarci sempre così.
Ci abituiamo a essere così, in tutto quel che facciamo. :__
Diventa abitudine, quasi un automatismo. Anche con le persone con le quali potenzialmente potremmo creare relazioni significative e profonde. Quando invece, nel momento in cui ci rendiamo conto di questa tendenza assolutamente negativa, dovremmo fare di tutto, per inceppare quel meccanismo perverso nella nostra condotta. Perchè è essenziale bloccare il nostro vivere “in automatico”.
Ecco come mi è venuto il titolo di questo post : un'arte dimenticata
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Perché credo che se solo volessimo, potremmo ritrovare quella che é un’arte segreta, nascosta, quasi sepolta, o forse, mai sviluppata compiutamente: l'incontrare un’altra persona.
Se é vero che esiste un’arte dell’arredamento, un’arte nel progettare una casa secondo principi di bioedilizia e di bioenergetica, se nei secoli, si é sviluppata un’arte e un rituale come quello del thè, con al suo interno un senso di grazia, di equilibrio, di armonia, perché mai l’incontro con un’altra persona non ci dovrebbe ispirare un cambiamento e una pausa nel nostro modo di vivere “in automatico” cercando quella stessa grazia e senso del bello?
Avvicinare un’altra persona dovrebbe darci lo stimolo a lavorare su noi stessi per creare prima di tutto uno spazio libero, di assoluta libertà. Uno spazio in cui l’altra persona possa prendere posto. Uno spazio di attenzione e apertura.
_ Conoscere un’altra persona é aprire dentro di noi, uno spazio. Creare un luogo ed invitare l’altro ad entrarvi con tutto quello che é e si porta.
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E fare in modo che in quel luogo, finalmente liberato dalle preoccupazioni, dalle finalità, dagli scopi che inquinano i nostri giorni, l’altro, avverta la nostra accoglienza, il nostro esporci in prima persona, ma anche la leggerezza, la libertà, e il senso di gioco. L’incontro dovrebbe avere la gioiosità di un gioco di bambini. Immersi completamente nell’attimo e nel momento presente.
Se solo fossimo più consapevoli che ogni giorno ci può portare in dono un frammento prezioso, l’incontro potrebbe diventare esso stesso una crescita. Un ripulirsi dalle intenzioni e un aprirsi alla sorpresa. Diventare capaci di sintonizzarci sul serio con l’altro, mettendo da parte ogni finalità o giudizio.
Può esistere un mondo fatto così? Ma qualcuno lo riesce ad immaginare un mondo improvvisamente cambiato e improntato a questi valori? Ci penso e capisco che sarebbe ricco, straricco, finalmente a misura di persona, finalmente umano.
E mi viene da ridere a pensare alle ideologie, ai movimenti politici, alle grandi filosofie!!
Ma se non riusciamo a fare questa piccola, piccolissima rivoluzione nel nostro spazio personale, la Rivoluzione Astratta che invochiamo, perchè ci liberi dalla spietatezza di una Società che va a rotoli, che senso può mai avere?
La Rivoluzione ha il viso della signora che ci precede dal fornaio. Ha gli occhi del pedone a cui concediamo di attraversare senza dover stare in apnea e con il cuore in gola. Ha il suono di una battuta che facciamo alla cassiera dell’Ipermercato per vederla sorridere.
Ma l'incontro con un'altra persona significa anche, disponibilità, rinnovamento del nostro stesso modo di pensare.
Che senso avrebbe mai se in quell'attimo restassimo chiusi dentro le nostre presunte certezze, le nostre corazze, ognuno con una propria cosmogonia, ognuno con teoremi e convinzioni inamovibili? L'opportunità unica che ogni incontro rappresenta per noi, sta proprio nel rimettere tutto in movimento. Nel renderci nuovi ogni giorno e con ogni persona. _ E nell’incontro c’é un ritmo, un respiro alternato. _
Prima, un nostro espanderci verso l’altro, facendoci conoscere per quello che siamo, possibilmente. Ed allora quando l’altro ce lo consente, quando fa lo stesso con noi, ecco che accade il miracolo: ci sentiamo interi. Accettati. Ci sentiamo felici. Da due mondi separati e lontani si apre la possibilità di crearne uno nuovo, molto più vasto e fecondo
E se in un primo momento c’é il proiettarsi sull’altro con tutto quello che ci compone, poi arriva una fase diversa.
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Dove tutto il nostro sapere, tutte le verità che pensiamo di avere, o di avere allevato dentro di noi, finiscono per tacere. E questo tacere a me fa pensare al silenzio di quando, bambino, entravo coi miei genitori dentro una cattedrale, una chiesa, un luogo sacro e mi veniva detto di stare in silenzio. _
Esiste un silenzio che ci mette a contatto con una dimensione diversa. Una dimensione dove i nostri criteri ordinari non hanno più validità e s'inaugura una libertà dell'anima che revoca ogni nostra tendenza a vivere "in automatico"
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Nell'incontro ci viene richiesto di essere completamente noi. Interi. Vivi. Nuovi.
Con tutti i nostri sensi attivi, al massimo grado.
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L'incontro, qualsiasi incontro significativo, dovrebbe richiamarci a questa idea di "spazio sacro". Un tempio come quel luogo in cui incontreremo l'altro. E tutto il bagaglio di conoscenze, tutto quel che pensiamo di essere, arretra e lascia spazio a quella particolarissima disposizione d'animo che è l'ascolto rilassato. La benevolenza e la generosità esistenziale. _
A quel punto c'è accoglienza, accettazione, comprensione profonda, e l’umiltà di sapere che non siamo nulla, che non saremo niente, se non sappiamo essere ascolto.
Finiremmo noi stessi, anzi, per essere "oggetto", agli occhi dell’altro, se non sappiamo essere attenzione per tutto quel che ci viene da lui.
Io non credo alle utopie: non penso che questo, possa riuscire con facilità o indistintamente con tutte le persone. L’Altro può non comprendere, può non essere pronto, può sentirsi perfino spiazzato o disorientato o intimorito.
Con alcune persone sarà più facile.
Si creerà una comune visione e un comune respiro ma ciò che importa é cambiare dal basso il nostro modo di comportarci.
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Ma già se solo cominciassimo a muoverci in questa direzione sono convinto che avremmo fatto la più grande delle Rivoluzioni.
Allora anche il saluto alla postina che suona al citofono sarà un’altra cosa.
Sono quasi certo, che quel giorno che riusciremo a capirlo e a rimuovere la tendenza a "vivere in automatico", non ci sarà più una raccomandata ad attenderci ma un... pacco-REGALO.
__ Un autentico DONO che ci saremo fatti. | ||||
[ k ]
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Questo tuo post, é la descrizione più profonda e vera, della migliore Rivoluzione personale (e sociale )
RispondiEliminada praticare oggi...Grazie Carlo! (Clara)
Questo tuo post, é la descrizione più profonda e vera, della migliore Rivoluzione personale (e sociale )
RispondiEliminada praticare oggi...Grazie Carlo! (Clara)
... non notare la postina é cosa grave ... molto grave ;-)
RispondiEliminaScherzi a parte ... mi trovi d' accordo caro Carlo ...
Vivo in un paesino ed é ancora usanza guardarsi, salutarsi per strada, conoscersi e sapere di parenti malati, di figli birbanti, di compleanni, di cani innamorati, di gatti sperduti e di più di più ....
Spesso é proprio quel dover correre che ci frega ....
Prendere coscienza é già un bel passo ....
(ma che bella foto ;-))
... non notare la postina é cosa grave ... molto grave ;-)
RispondiEliminaScherzi a parte ... mi trovi d' accordo caro Carlo ...
Vivo in un paesino ed é ancora usanza guardarsi, salutarsi per strada, conoscersi e sapere di parenti malati, di figli birbanti, di compleanni, di cani innamorati, di gatti sperduti e di più di più ....
Spesso é proprio quel dover correre che ci frega ....
Prendere coscienza é già un bel passo ....
(ma che bella foto ;-))
Buongiorno!
RispondiEliminanon avendo ricevuto tue notizie mi stavo preoccupando... meno male che questi 2 post scoperti stamattina mi abbiano un po' tranquillizzata...
Aicha
Ps. non hai nessuna curiosità da soddisfare?! ;)
E' da un pò che cerco di attuare questa piccola rivoluzione...a volte è semplice,piacevole e ti mette di buon umore...a volte è più difficile...a volte basta un sorriso...a volte un pò di più...
RispondiEliminaUn dolce bacio Principino...Eli
Come dice bene Misti, quando si vive in piccoli centri, in paesini, è più facile avere un approccio, oserei dire, più umano. Nelle grandi città il tempo si è "ristretto" e lo spazio si é "dilatato" . Ma al di là di quelle che sono le condizioni ambientali ho potuto sperimentare che attraverso un costante allenamento, una costante disciplina si può arrivare a riconquistare quell'attitudine all'ascolto e all'attenzione che sicuramente per i nostri avi erano innate, non subendo le stressanti pressioni (fiscali, burocratiche, mediatiche, morali...) che noi oggi subiamo.
RispondiEliminaUna volta educati all'attenzione, all'ascolto diventerà spontaneo soffermarsi dinanzi ad ogni evento, persona, cosa che incrocia il tuo cammino. Diventa stile di vita, diventa la tua vita...nulla sfuggirà più perchè ogni cosa sarà importante, ogni evento, ogni incontro farà parte dell'enorme puzzle Vita...
Ci sarebbe ancora tanto da dire...ma chissà magari si avrà l'occasione di approfondire...ad un incontro ;)
Ciao Carlo, a presto
Il "senso degli altri" ci restituisce il senso di noi stessi. Ciascuno è e sempre rimane essere originale e individuale nella collettività. Purtroppo l'individualismo esasperato di questi nostri tempi frantuma i rapporti.. lentamente sparisce la collettività e con essa l'individuo... mah...
RispondiEliminaA proposito d'incontri, ieri ho incontrato un essere delizioso, stupendo, in altre parole amabile ;)
RispondiEliminaUn abbraccio Carlo
cara Enza, che dirti?
RispondiEliminaNon avevo molti dubbi su quell'essere! :-)
I dubbi li ho su di me quando al confronto, come in uno specchio,
indovino certe fattezze più da scarafaggio, di cui ancora
non si ha nemmeno certezza della presenza di ali.
Eppure anche "da scarafaggio" umile e assai terrestre, intendo fino in fondo il profumo, l'essenza, che si nasconde dietro quell'aggettivo Amabile.
Ecco un buon motivo per
essere felice della sorte e sorridere, non trovi?
Si, si...trovo! Giorno dopo giorno scopro infinite cose che mi fanno sorridere della sorte, ultimamente parecchio avversa...i tanti incontri, i doni inattesi, anche "solo" il sorriso di un anonimo passante incrociato per strada ;)
RispondiEliminaUn sorriso :)
Bella atmosfera qui...mi trasmetti serenità :)
RispondiElimina