Invito a sorpresa | ||
| Non era davvero previsto. Avevamo ancora del lavoro da sbrigare per il giorno dopo. Eravamo passati solo per un’informazione, e poi ecco: «Rimani a cena da noi? Però ti accontenti di quello che c’è!» I pochi secondi in cui sentiamo arrivare la proposta sono deliziosi. Per l’idea di prolungare un momento piacevole, certo, ma anche per l’idea di scompigliare il tempo. La giornata era stata del tutto prevedibile, la serata si annunciava sicura e programmata. E ora, in due secondi, una ventata di gioventù: si può cambiare il corso delle cose a bruciapelo. Naturalmente accettiamo.
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| Le parole si diradano. Non c’è più bisogno di tutte quelle frasi che sgorgano senza posa. Adesso, la cosa migliore sono gli stacchi dolci tra una parola e l’altra. Nessun imbarazzo. Sfogliamo un libro a caso della biblioteca. Una voce dice: «Credo che sia pronto» e rifiuteremo l’aperitivo - proprio così.
Prima di mangiare ci sediamo a chiacchierare intorno alla tavola apparecchiata, i piedi sulla stecca un po’ alta della sedia impagliata. | |||
[ da "La prima sorsata di birra" - P.Delerm ] | |||
Bellissimo brano. Pare di respirarla quell'atmosfera casalinga, accogliente capace di cambiare il sapore di una giornata.
RispondiEliminaCiao Carlo, c'è un posticino a tavola anche per me? ;))
RispondiEliminacerto che sì! :-)
RispondiEliminaResta il fatto che gli inviti più graditi sono proprio quelli imprevisti...