A un certo punto non saprete più distinguere se siete voi a guardare l'opera o se, invece, è l'opera a spiare il vostro guardare.

   
         
   
[ Giulio Paolini] 

   
         
         
         
         
   
A un luogo, tra tutti, si dà un significato assoluto, isolandolo nel mondo. Così sono nati i santuari.
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Così a ciascuno i luoghi dell'infanzia ritornano alla memoria; in essi accaddero cose che li han fatti unici. Ma il parallelo dell'infanzia chiarisce subito come il luogo mitico non sia tanto singolo, il santuario, quanto quello di nome comune, universale, il prato, la selva, la grotta, la spiaggia, la casa, che nella sua indeterminatezza evoca tutti i prati, le selve... e tutti li anima del suo brivido simbolico.

 

I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi.
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Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo.

   
         
   
[ Cesare Pavese, Saggi letterari ]

   
         
         
         
         
         
   

   
         
         
         
         
         
   
La fotografia è il nostro esorcismo. La società primitiva aveva le maschere, la società borghese gli specchi, noi abbiamo le immagini. Crediamo di espugnare il mondo mediante la tecnica. Invece, mediante la tecnica, è il mondo a imporsi a noi.
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L'immagine fotografica è drammatica per la lotta tra la volontà del soggetto di imporre un ordine, una visione, e quella dell'oggetto di imporsi nella sua discontinuità e nella sua immediatezza.

 

L'oggetto deve essere fissato, guardato intensamente, e immobilizzato dallo sguardo. Non è l'oggetto a doversi mettere in posa, è l'operatore che deve trattenere il fiato, per fare il vuoto nel tempo e nel corpo.

 

Silenzio dell'immagine, che non necessita (o non dovrebbe necessitare) di alcun commento. Ma anche silenzio dell'oggetto, che essa sottrae  al contesto ingombrante e assordante del mondo reale.

Quali che siano il frastuono e la violenza che lo circondano, la fotografia restituisce l'oggetto all'immobilità e al silenzio. In piena confusione urbana, ricrea l'equivalente del deserto, un isolamento fenomenico.

 

Poiché è l'oggetto a vederci, è l'oggetto a sognarci. Il mondo ci riflette, il mondo ci pensa.

   
         
   
[ Jean Baudrillard - È l'oggetto che vi pensa]

   
         
         
   


   
         
         
         
   

   
         
         
         
         
         
   


In materia d'arte, l'autentico creatore non è soltanto un essere dotato, è un uomo che ha saputo ordinare, in vista del loro fine tutto un fascio d'attività, da cui risulta l'opera d'arte. Così per l'artista la creazione comincia dalla visione.

Vedere è già un'operazione creativa ed esige uno sforzo. Tutto quello che vediamo, nella vita di tutti i giorni, subisce più o meno la deformazione generata dalle abitudini acquisite.
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Lo sforzo necessario per liberarsene esige una sorta di coraggio; e questo coraggio è indispensabile all'artista che deve vedere tutte le cose come se le vedesse per la prima volta: bisogna vedere tutta la vita come quando si era bambini.


   
         
   
[ Henry Matisse, Scritti e pensieri sull'arte]

   
         
         
         
         
         
         
   
Sappiamo che il più sicuro - e più rapido - modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest'oggetto ci sembrerà - miracoloso - di non averlo visto mai.

   
         
   
[ Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò ]

   
         
         
         
         
   
 

   
         
         
         
         
         
   
 Ernest Hyde

 La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva,
sapeva ciò che sapeva.
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In gioventù la mia mente fu proprio uno specchio

in un vagone che fuggiva veloce

afferrando e perdendo squarci di paesaggio.


Poi col tempo
grandi graffiti s'incisero sopra lo specchio

lasciando che il mondo vi entrasse

e lasciando che vi affiorasse il mio io più segreto.


Perché questa è la nascita dell'anima nel dolore,

una nascita con guadagni e perdite.

La mente vede il mondo come una cosa staccata,

e l'anima rende il mondo una cosa sola con se stessi.


Uno specchio graffiato non riflette immagini:

e questo
è il silenzio della saggezza.

   
         





   
   
[ da "Antologia di Spoon River" ]

   
         
         
         
         
         
         
         
         








Commenti

  1. Ho letto i vari brani che hai riportato.
    Confesso che mi hanno dato molta gioia le tue fotografie più dei testi, peraltro interessanti e, alcuni anche cari, a cui sono affezionata, come Cesare Pavese.
    Grazie.
    Chiara

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  2. Che belle fotografie!
    Molto valide anche le riflessioni che le accompagnano. In particolare Matisse e Cesare Pavese.
    Per fotografare non basta solo la tecnica e una buona macchina fotografica. Occorre anche un soffio 'sacro', un'anima. E tu ce lo dimostri ogni volta.
    Buona settimana. Gianluisa

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  3. .. i tuoi bei fiori sono un po' come i miei ... forse guardiamo uguale o ci facciamo guardare uguale ....

    [sorrido]

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  4. Olà!
    Sai mi hai ispirato sia l'oggetto che la forma del mio post... sicuramente le mie foto amatoriali... rovinate dalla riduzione per il web, non potranno eguagliare le tue ma credo che riescano ad emozionare ugualmente... Tu che ne dici?
    Un abbraccio
    Aicha

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  5. ciao rumagnuol, belle photo... ma son le tue?

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  6. to phederpher:

    mo sssiiii!! ... sssi potrebbe dire anche cosiìì...che sono le "mie"...

    Ma sono le mie?
    Secondo me, sono di quelli che le guardano e ci trovano un frammento di sè o una briciola
    di bellezza o un istante di serenità

    sono le mie? solo perchè ho premuto un pulsante e s'è sentito uno strano click?

    D'accordo io ci ho messo un occhio, uno sguardo...ma basta poi questo per dire che sono "mie"?

    Le foto sono "loro", di tutto quello che ci fa capolino dentro e pare ci voglia parlare...

    Per quello, le foto a volte è bene "ascoltarle" oltre che guardarle.
    Ciao amig! l'è cminzèda la stasòn de sabion?


    to Aicha:
    Contento di essere in sintonia col tuo "giardino" :-))


    to Misti:
    Certo che è così. L'ho sempre pensato che c'è molto di comune nel nostro sguardo che si fa foto.


    to Gianluisa:

    Riesci sempre a centrare il punto
    " Occorre anche un soffio 'sacro', un'anima.
    Completamente d'accordo.


    to chiarabella:
    Pavese è un amore mai rinnegato. Ogni tanto lo rispolvero e mi piacciono da matti alcune sue riflessioni. Attualissime e senza compiacimenti. Felice che nelle foto
    ci riconosciamo in una ritrovata serenità. Grazie a te.

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  7. Mettilo più spesso Pavese...Ciao, un sorriso.

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