Acqua e luna


 
     
     
     
     
     
     


 


 


 


         












































































































































































































































               
               
               
               
               
               
               
       

      "È già sera. Ho fatto una pausa e mi sono un po’ ripreso. Dieci ore esatte da quando ho trovato la tua busta bianca nella casella postale con il mio nome da una parte e il tuo dall’altra (forse come inizio potrebbe bastare). E dentro, su una metà del foglio (non avevi tempo?), la tua risposta. All’inizio non riuscivo a capire cosa stessi leggendo. Come se ogni parola, persino la più semplice, mandasse un bagliore accecante, come quello che emana la parola “io” se la si considera attentamente. Un istante di chiarezza seguito da una sorta di cupo oscuramento che si diffonde dentro di me, aspirandomi al suo interno. Ma quando sono arrivato al postscriptum, al ringraziamento per il mio regalo inatteso (e mi ringrazi anche!), al tuo cuore che ha provato nostalgia di quando eri bambina...
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    Vero che non c’è più niente da dire in questo momento? Che l’essenziale è già stato detto?
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     Tuttavia, senti: ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell’ossicino, l’uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L’ho dichiarato disperso finché l’ho visto nel cortile della scuola. Subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona.


 


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7 aprile


 


     Io, malgrado tutto. Un attimo prima di mezzanotte. È la terza lettera oggi, ma non spaventarti. Non hai idea di quante altre te ne abbia risparmiate. Ma è il nostro primo giorno insieme, il giorno in cui è arrivata una tua lettera e io ti ho risposto; finché non ne arriverà un’altra, potrò credere che tu mi legga esattamente come io ti scrivo: in dormiveglia, trasognato (oggi al lavoro ho letteralmente ballato invece di camminare), e in questo stato posso sussurrarti: “acqua, acqua”.
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     La voce mi si assottiglia quando ti penso. Acqua, gorgoglio d’acqua. Non so perché. Forse perché c’è dell’acqua nel tuo nome (senza quella “erre” un po’ dura, come un ostacolo al flusso), e forse perché non c’è fecondazione senza liquidi. Ma io sento, lo sento nel mio corpo, che abbiamo bisogno di tantissima acqua intorno a noi. Di cascate e di fiumi, solo per cominciare a essere.
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     Sto esagerando? Mi lascio trasportare? Ho sentito che ti ritraevi (davvero, il tuo corpo ha avuto una contrazione). Ho detto qualcosa che ti ha fatto male? Devi guidarmi, Myriam, spiegarmi dove fa male e dove occorre procedere con cautela. O forse oggi ti ho sommersa e sei già stanca?
Perché a me stanca scriverti, te l’ho detto. Non mi sono mai sentito così debole dopo aver scritto cinque, dieci righe. Provo davvero un senso di vertigine. Ma è anche piacevole.
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      Mi ricorda la sensazione che provavo da bambino quando uscivo di casa dopo una lunga malattia. Senti, e se stabilissimo fin d’ora che non sarà una corrispondenza troppo lunga? Per esempio, solo un anno? O finché il piacere non la renderà insopportabile? Perché se il mio corpo ora dice la verità, e il corpo, come sai, non mente...


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   Non mente? Ma quante volte ho mentito con il corpo? Quante volte ho abbracciato e baciato, quante volte ho chiuso gli occhi con un sospiro e sono venuto ruggendo, ma senza intenzione? E quante volte tu?


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     Myriam, se è vero quello che sento adesso per te, allora anche un anno sarebbe troppo per noi. Non resisteremmo più a lungo, seminando distruzione in tutto ciò che ci circonda. E credo che entrambi abbiamo qualcosa da perdere, là fuori. Allora ho pensato — un’idea stupida, ma tant’è — che forse do­vremmo decidere fin d’ora. Che sarebbe meglio fissare una data, o attendere che accada qualcosa di particolare nel mondo, qualcosa al di fuori di noi e che ci è assolutamente indifferente, ma che sarà già annotato sul nostro calendario. Cosa ne dici? Ti fa sentire un po’ più tranquilla (benché ci ponga dei li­miti)?
Così sapremo fin dall’inizio che la separazione non dipenderà da noi e che dovremo fare tutto prima che giunga quel momento. Essere tutto o niente, cosa ne pensi?


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    Ti sei di nuovo allontanata, ti sei di colpo ritratta. Be’, lo so di avere scritto un’idiozia, di avere dato un calcio al secchio prima che cominciasse a riempirsi, ma aspetta, non prendere decisioni contro di me! Senti, la cosa più facile è che io strappi questa pagina e la riscriva senza quelle disgraziate parole, purché non ti perda.


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    Vedi? L’ho lasciata esattamente com’era. Senza cancellature. Perché, dal momento in cui mi hai risposto, ho deciso che tutto quello che mi succede a causa tua ti apparterrà. È-scritto in-me-ed-è-scritto-in-te. Ogni pensiero, desiderio, passione, timore; ogni creatura, feto o aborto che concepirò a causa tua. È questo il fulcro del mio contratto con te, e solo con te, in virtù del quale rinuncio a ogni tentativo di corteggiamento, rinuncio a censurarmi e, più in generale, al diritto di difendermi... (Che sollievo scrivere queste parole.)


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     Ma ecco, ho riletto quello che ho appena scritto. Come mi piacerebbe scriverti diversamente. Come mi piacerebbe essere uno che scrive in un altro modo. Le mie parole sono così pesanti. In fondo avrebbe potuto anche essere semplicissimo, no?


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     Come quando si chiede: “Dimmi, piccino, dove ti fa male?”
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    Allora chiuderei gli occhi e scriverei in fretta: volesse il cielo che due estranei vincessero l’estraneità. Il principio stesso dell’estraneità, carico di prescrizioni e conseguenze, — il vertice del Cremlino, soddisfatto e sazio, che ci si è assestato nelle profondità dell’anima.
Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un’iniezione di verità per dirla, finalmente, la verità. Sarei felice di poter dire a me stesso: “Con lei ho stillato verità”.
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    Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anch’io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso — parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta ci si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l’acqua s’infiltra fra le crepe).
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   Sei stanca, mi obbligo a dirti buonanotte.


 

     
               
       

                   Yair  


     
               
               
       

                              [ Che tu sia per me il coltello - D.Grossman ]


     
               
               
               
               
               
               
               
               
               
               


 


 


 



 

Commenti

  1. E' bello quando in una scrittura rintracci la magia dei suoni che volevi sentire e il miracolo delle cose che vorresti accadessero.
    M.

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  2. Davvero, mi trovo un po' in difficoltà, nel leggere questa lettera. Anche ieri sera, ti avevo detto che, data la densità dei contenuti e dei modi con cui li hai espressi, è davvero difficile non rimaner coinvolti. Dato il mio carattere molto introverso e molto distaccato, per certi versi, da ciò che mi circonda, mi succede realmente di rado di rimanere sinceramente impressionato.
    Quindi, non farò un commento a ciò che hai scritto o a come lo hai scritto, le parole, mai come in questa occasione, parlano da sole. Ti scrivo solo per ringraziarti di quei momenti "particolari" che mi hai regalato in quei minuti. È una commistione di passione-privazione-ossessione-delicatezza che mi hai trasmesso; sono sentimenti che è difficile accostare, anche solo per ciò che significano, eppure con me così è stato. Spero di leggere al più presto altre tue cose. Il tuo è uno di quei blog che vale la pena di seguire con attenzione

    Johan R.

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  3. @Leganerd:
         preferisco precisare subito che non sono parole mie, ma tratte da un
         romanzo di David Grossman, come sta scritto in basso
         Altro non so   :-)



    @utente anonimo:

    bello è avere sensi per ascoltare, e già accade ogni cosa.
    Non so come, ma da alcuni giorni non riesco a togliermi una parola dalla testa.   E'  "rabdomante".

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  4. Dei brani che solo tu potevi andare a trovare...
    Lettere di lui a lei.
    Chissà com'erano quelle di lei a lui. C'è sempre uno dei due che ama di più. Mi sa che in questo caso sia lui. Mai nulla è perfetto o, se lo sembra, dura un soffio...

    Suggestive le fotografie.

    Buona giornata
    Gianluisa

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  5. Pensa come siamo "strani". Ho letto questo testo, temendo per un attimo che l'avessi scritto tu. Bellissimo, senza dubbio, ma se io avessi mai ricevuto o ricevessi delle lettere d'amore così, le cestinerei con l'impressione di essere assediata e di avere qualcuuno che mi soffia sul collo (come modo di dire). Struggente e letterario condito da una sofferenza soffusa. Le immagini, invece, sono sublimi, specie l'onda che pare proprio imbevuta di luna.
    Mi perdonerai?

    Ciao
    Chiara

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  6. @ Chiarabella:
    Uhmm...il tuo commento mi spiazza.
    Ti dico, siamo sicuri che questa rientri nei canoni classici entro cui siamo portati a pensare la lettera d'amore?
    Ne siamo sicuri?  E se fosse una lettera d'amore, di che amore si tratta?

    Io la vedo come una lettere non solo d'amore. C'è molto, molto di più dI quello. Ti invito con tutto il cuore a leggerlo questo libro e poi ci ritroviamo qui a commentarlo.  Lo facciamo? dai dai!

    Io fin da  adesso, (anzi lo faccio subito), sono pronto a mettere nero su bianco che è più di una lettera d'amore. O meglio c'è un molteplice amore: amore della verità delle persone, amore per la propria crescita individuale, amore per l'altro, e poi davvero, amore per la vita. 
    Infine traspare l'infinito stupore che una persona prova nel momento in cui comprende di stare entrando nel mistero di un'altra persona.
    Te lo riesci ad immaginare cosa può essere l'incontro-scontro fra due misteri?  Le vedi le mille scintille, i lampi di verità, i tuoni, il chiarore dirompente che si produce quando due misteri decidono di incontrarsi ?

    Mi ripeto, prendilo il libro. Senza esagerare ti dico che a me ha cambiato, in parte, lo stesso modo di pensare l'amore...   

    Un abbraccione intanto che ti vesti per precipitarti  in libreria...
    (devi saperlo però...io sono già d'accordo con David Grossmann... lui mi riconosce un buon 15%! )
    Come sempre faccio tutto per soldi, io!    :-ppppppppppppp
    Ciao carissima!



    @gianluisa: 

    Già...bella domanda... :-)  come saranno le lettere di lei a lui?
    Perchè, quasi sempre, in qualità di lettori c'è dato conoscere soltanto una riva e non l'oceano intero che è la corrispondenza epistolare  di due persone? Dovremmo conoscere anche l'altra costa, quel paese straniero da cui ci giunge risposta... non credi? 

    Conoscere solo una metà di una corrispondenza? Diventa difficile allora poter commentare guardando solo metà della luna.
    La faccio mia questa domanda... me lo chiedo e mi viene da risponderti in modo bizzarro, ma non distante dal vero...

    L'unico modo sarebbe viverlo in prima persona un epistolario del genere. Forse allora soltanto, si sarebbe titolati a poter commentare questo tipo di lettere così particolari. chissà... io pure a te lo consiglio il libro...magari prendetelo in società tu e Chiara...

    Gianluisa grazie per il tuo apprezzamento alle foto.
    Volevo qualcosa che rispecchiasse il dialogo fra l'acqua e la Luna

    Sai che mi piace da sempre scrivere un post con tutto quello che posso. Ho scoperto che è in linea con la mia inclinazione naturale...mi piace esprimermi e comunicare a 360 gradi.
    Contaminare i linguaggi, le provocazioni, i messaggi, i livelli, utilizzare il pensiero visivo assieme a quello verbale, mischiare gli spunti
     Perchè penso che ognuno sia chiamato a sviluppare ogni suo tipo di sensibilità . Come un motore dovrebbe girare al massimo delle sue possibilità e non sempre con il freno tirato.
    Poi mi piace pensare di scrivere con i sensi, i miei e quelli degli altri.
    Come chiamare a raccolta i sensi delle persone che passano davanti a questo tipo di "scrittura". Vorrei insomma utilizzare un linguaggio universale che conoscono i nostri sensi.
    Potessi, farei perfino Post con gli odori, i profumi...

    Conosci l'odore di temporale? sono certo di sì...e quello di castagne appena cotte?  e quello del legno dentro il camino? 
    E conosci il profumo che senti dopo aver smesso di piangere
    L'ho conosciuto da bambino e talvolta lo avverto anche oggi dopo una forte commozione.

    Ecco... potessi,  lo farei.  Splinder per ora non è d'accordo e allora attendo tempi migliori... E sorrido di me..
    Altrimenti che pazzo sarei se non sorridessi perfino di me?

    Bacioni anche a Bessola! La tua gattona come sta?
    c.

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