CIRCE [ 2° ]









 
















































































































































































































































































































 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  LA DIVINA TESSITRICE
 

 
“Giunti alle porte, la deessa udiron
Dai ben torti capei, Circe, che dentro
Canterellava con leggiadra voce
Ed un’ampia tessea, lucida, fina,
Mera vigliosa, immortal tela, e quale
Delle man delle dive uscir può solo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


      Nel racconto si dice che Circe, cantando con leggiadra voce, tesseva una lucida, fine, meravigliosa e immortale tela. Tessendo e cantando la Dea crea il mondo. Ed il mondo da lei tessuto è un mondo magico dove si alternano essere e non essere, creazione e distruzione di forme e realtà. Nel suo universo fluido la realtà non è fatta di certezze assolute perché la realtà è un continuo divenire, un continuo fluire ed intrecciarsi di emozioni, di fantasie, di variopinti giochi del pensiero, senza che mai possano cristallizzarsi in forme rigide. La tela può essere sempre modificata: disfatta ad ogni istante e ricostruita da capo, i fili sciolti e riannodati a comporre un nuovo disegno.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Il filo è ciò che avvolge, cattura, lega, trattiene e costringe, come accade ai compagni di Ulisse ìntrappolati nella tela che Circe tesse, ma, in altri casi, il filo ha la proprietà di collegare, di connettere ed allora diviene il filo del logos che lega le parole, le cause agli effetti ed, in quel caso esso salva, guida, come il filo di Arianna nel labirinto del Minotauro. Tuttavia, i fili della divina tessitrice non sono i fili del logos.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


      Il filo del logos è unico, lineare, privo di discontinuità ed interruzioni. Salva dai labirinti, dai meandri al cui interno alberga il dio, ma sempre dopo aver ucciso il dio. Molteplici, al contrario, sono i fili della divina tessitrice; molteplici le dimensioni implicite nella sua tela, che s’intersecano e si espandono in ogni direzione.

     Un solo filo è quello del logos, come unico e rigido è il filo delle Parche ma, nella sfera di Circe, quello stesso filo si moltiplica all’infinito, intessendo la vita ed il mondo. Il mondo che ne scaturisce diviene, perciò, un mondo incantato: una tela bellissima e raffinata di connessioni possibili ed impossibili dove la realtà e l’immaginario s’intersecano, distruggendo la rigidità delle forme apparenti e l’illusoria corposità del mondo stesso.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Certo, nella sua tela, esiste il rischio mortale di rimanervi per sempre intrappolati, come nel velo di Maya o come nella tela di Aracne: il ragno che imprigiona la sua vittima. Ed è così che forse si sentono i compagni di Ulisse, imprigionati in una forma porcina, ed è così che si sente, forse, Apuleio: trasformato, improvvisamente, in asino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimanere imprigionati nell’illusoria corposità del mondo fenomenico, identificandosi con ogni accadimento, con ogni evento che in questo si verifica, innamorandosi di ogni forma apparente, considerata, però, come certa ed immutabile, può essere davvero pericoloso se non si percepisce che, al di là di tutto ciò, esiste un’altra dimensione, un’altra realtà, un’altra armonia, forse più vera di quella apparente, come indicava Eraclito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma la molteplicità del mondo fenomenico è, tuttavia un’apparenza della Dea, un intreccio di fili iridescenti, che a lei, sempre, riconducono. Questo il principio che in Oriente ed in India specialmente era stato già intravisto. .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     A questa realtà più vera non può ricondurrei il filo del logos che si trasforma nella rete ingannevole, intessuta dalla nostra mente, con le sue connessioni rigide e le sue idee ossessive che ci costringono a perseguire mete solo in apparenza importanti, impoverendo di senso tutto ciò che ci circonda. E non è un caso che il timore di perdersi nei meandri della psiche, di finire catturati dal velo variopinto delle illusioni, la paura di perdere quel filo che è il logos, da sempre, sembra aver preoccupato l’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     È una paura antica, comprensibile. Da sempre la complessità sgomenta. La molteplicità di scelte, di direzioni, di forme e di ruoli ci disorienta, ci confonde, ci rende incerti e perplessi; allora s’invoca un’unica realtà: riduttiva ma rassicurante, noiosa nelle sua ripetitività, ma riposante. Alla complessità, che comporta il rischio mortale di perdersi, è meglio preferire allora il sicuro filo del logos: un unico, semplice, lineare ed inalterabile filo dalle connessioni rassicuranti, che può portarci fuori da ogni labirinto e dalle sue confusioni, anche se dopo aver ucciso e perso per sempre il dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Teseo ed Ulisse sono gli eroi del logos, eroi moderni perché quasi mai s’abbandonano ai disorientamenti emotivi; sono volitivi e razionali: pur incontrando la Dea, presto, se ne liberano, abbandonandola su una spiaggia, come Teseo con Arianna o, cautelandosi in anticipo, come Ulisse che beve prima una pozione, datagli dal dio Ermes, perché su di lui la Dea non abbia più alcun potere e la trasformazione non avvenga



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    D’altra parte Ulisse era già protetto, avendo il favore di una Dea come Atena: la stratega per eccellenza, nata, non a caso, dalla testa di Zeus. Ulisse, del resto, non è forse famoso per la sua logica scaltra, per la sua intelligenza piena d’astuzie?



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 




 




 




 




 



 


 















Commenti

  1. Bello l'argomento che hai scelto.  Finalmente Circe vista in modo più completo. 

    Aspetto le prossime "puntate"  Magari anche con le tue riflessioni e il tuo sentire,

    Lato destro e sinistro uniti...et voila...

    Ciaoooooooo!!!!!

    Letisha

    RispondiElimina
  2. @Letisha:

    dici bene... l'argomento ha un suo fascino. Poi questa figura di Circe fin dalle scuole medie mi ha sempre intrigato e fatto sorgere mille interrogativi...

    Poi in questi giorni  ho trovato un libretto che prova a darne una lettura trasversale e "ampia", ben al di là della chiave mitologica. M'è piaciuto! E mi piace porgerlo anche ad altri. Quanto a scriverne in prima persona lo farò non appena l'avrò "metabolizzato" a sufficienza.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari