CIRCE [ 2° ]
LA DIVINA TESSITRICE “Giunti alle porte, la deessa udiron Dai ben torti capei, Circe, che dentro Canterellava con leggiadra voce Ed un’ampia tessea, lucida, fina, Mera vigliosa, immortal tela, e quale Delle man delle dive uscir può solo” | ||||||
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Il filo è ciò che avvolge, cattura, lega, trattiene e costringe, come accade ai compagni di Ulisse ìntrappolati nella tela che Circe tesse, ma, in altri casi, il filo ha la proprietà di collegare, di connettere ed allora diviene il filo del logos che lega le parole, le cause agli effetti ed, in quel caso esso salva, guida, come il filo di Arianna nel labirinto del Minotauro. Tuttavia, i fili della divina tessitrice non sono i fili del logos. | ||||||
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Certo, nella sua tela, esiste il rischio mortale di rimanervi per sempre intrappolati, come nel velo di Maya o come nella tela di Aracne: il ragno che imprigiona la sua vittima. Ed è così che forse si sentono i compagni di Ulisse, imprigionati in una forma porcina, ed è così che si sente, forse, Apuleio: trasformato, improvvisamente, in asino. | ||||||
Rimanere imprigionati nell’illusoria corposità del mondo fenomenico, identificandosi con ogni accadimento, con ogni evento che in questo si verifica, innamorandosi di ogni forma apparente, considerata, però, come certa ed immutabile, può essere davvero pericoloso se non si percepisce che, al di là di tutto ciò, esiste un’altra dimensione, un’altra realtà, un’altra armonia, forse più vera di quella apparente, come indicava Eraclito. | ||||||
Ma la molteplicità del mondo fenomenico è, tuttavia un’apparenza della Dea, un intreccio di fili iridescenti, che a lei, sempre, riconducono. Questo il principio che in Oriente ed in India specialmente era stato già intravisto. . | ||||||
A questa realtà più vera non può ricondurrei il filo del logos che si trasforma nella rete ingannevole, intessuta dalla nostra mente, con le sue connessioni rigide e le sue idee ossessive che ci costringono a perseguire mete solo in apparenza importanti, impoverendo di senso tutto ciò che ci circonda. E non è un caso che il timore di perdersi nei meandri della psiche, di finire catturati dal velo variopinto delle illusioni, la paura di perdere quel filo che è il logos, da sempre, sembra aver preoccupato l’uomo. | ||||||
È una paura antica, comprensibile. Da sempre la complessità sgomenta. La molteplicità di scelte, di direzioni, di forme e di ruoli ci disorienta, ci confonde, ci rende incerti e perplessi; allora s’invoca un’unica realtà: riduttiva ma rassicurante, noiosa nelle sua ripetitività, ma riposante. Alla complessità, che comporta il rischio mortale di perdersi, è meglio preferire allora il sicuro filo del logos: un unico, semplice, lineare ed inalterabile filo dalle connessioni rassicuranti, che può portarci fuori da ogni labirinto e dalle sue confusioni, anche se dopo aver ucciso e perso per sempre il dio. | ||||||
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Bello l'argomento che hai scelto. Finalmente Circe vista in modo più completo.
RispondiEliminaAspetto le prossime "puntate" Magari anche con le tue riflessioni e il tuo sentire,
Lato destro e sinistro uniti...et voila...
Ciaoooooooo!!!!!
Letisha
@Letisha:
RispondiEliminadici bene... l'argomento ha un suo fascino. Poi questa figura di Circe fin dalle scuole medie mi ha sempre intrigato e fatto sorgere mille interrogativi...
Poi in questi giorni ho trovato un libretto che prova a darne una lettura trasversale e "ampia", ben al di là della chiave mitologica. M'è piaciuto! E mi piace porgerlo anche ad altri. Quanto a scriverne in prima persona lo farò non appena l'avrò "metabolizzato" a sufficienza.