venerdì 24 agosto 2012

Ancora su Alfonsina Storni








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Lo straordinario dell’amore e della verità
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di  Franca Cleis
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Di Alfonsina Storni, poetessa argentina di origini ticinesi (nata a Sala Capriasca nel 1892, morta suicida nel Mar della Plata nel 1938) ha scritto ampiamente Monica Pavani in “Leggere Donna” (n. 70 sett-ott. 1998), in occasione dell’uscita del volume di poesia Ultratelefono (Noubs, Chieti 1997, curato e tradotto da Pina Allegrini).
L’occasione per riparlarne la offre ora non un nuovo libro, ma la sesta edizione (rinnovata editorialmente e ora in libreria anche in Italia) dei Poemas de amor (Casagrande, Bellinzona 1988).
Una strana straordinaria storia per un piccolo libro, a suo tempo (1926) e anche dopo, ignorato dai più, diventato dopo quasi un secolo dalla sua composizione, un vero best-seller. Alfonsina Storni era la prima a non credere in questo suo testo, al quale premetteva:
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“Queste poesie sono semplici espressioni di momenti d’amore, scritte in pochi giorni, già da qualche tempo. Un così piccolo libro non è dunque opera letteraria né pretende diventarlo… Appena osa essere una delle tante lacrime cadute da occhi umani”.
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Dunque sono le lacrime a non passare di moda? O è l’amore, che a volte fa piangere, a volte è straordinario, a non passare di moda? Forse si spiega così il successo del libro? Fatto sta che in alcuni villaggi del canton Ticino ai novelli sposi viene donato il libro di Alfonsina Storni, e il sindaco durante la cerimonia, legge uno dei Poemas. Dicono in paese che di solito la sposa si scioglie in lacrime, e lo sposo si commuove… Che i Poemas tocchino corde e svincolino emozioni è certo. Ma un’opera d’arte che commuove fino alle lacrime, diceva un notissimo e antico critico d’arte, nuoce all’opera perché annebbia la vista… In questo caso non si direbbe. Alfonsina, ragazza che sognava di fare l’attrice… non era una donna romantica, e chi si aspetta un testo lacrimoso si sbaglia.
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"Amo e sento il desiderio di fare qualcosa di straordinario. Non so che cosa sia. Ma è un desiderio incontenibile di fare qualcosa di straordinario. Perché amo, mi domando, se non per fare qualcosa di grande, di nuovo, di ignoto?" (p. 91).
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Alfonsina è stata una donna del popolo, una maestra ragazza-madre, una socialista, è diventata una star della poesia latino-americana, nota anche in Europa dove ha tenuto conferenze, tradotta in francese e in italiano, una donna pubblica, una femminista che si è battuta per i diritti delle donne, una donna ultramoderna (così amava definirsi lei, che ha scelto di vivere senza balaustra e di morire nel mare). Alfonsina come tutte le donne (e gli uomini?) si è innamorata, ma non si è mai sposata, rompendo gli schemi di una società strettamente patriarcale, ha cresciuto da sola l’unico suo figlio, Alejandro, nato quando lei aveva vent’anni. Per non morire ha cominciato a scrivere, di sé e dell’amore, perché era ciò di cui sapeva a quell’età. Della vita, della sua città e del mondo poi. La sua opera completa, che Delfina Muschietti, sta pubblicando attualmente a Buenos Aires (città dove Alfonsina ha vissuto e lavorato) è giunta al primo volume: sono 740 pagine (Alfonsina Storni, Poesía, ensayo, periodismo, teatro, Losada, Buenos Aires 1999). Alfonsina non è qualche lacrima, è un limpido torrente, un dirompente fiume, forse è un mare di verità. O forse è la verità che sta tra il cuore e la mente ad essere straordinaria e obliqua, e che cammina nella direzione del tempo?
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"Un altro meriggio presso il fiume che volge al mare, il tuo capo sul mio grembo, immaginavamo che la terra fosse una nave in movimento, che si apriva nello spazio una via sconosciuta. Smarrita la rotta abituale, seguiva a capriccio la nostra volontà e serpeggiando si allontanava sempre più dal sole, verso uno dei margini dell’Universo. Gli occhi socchiusi, aspirando il fresco alito del giugno novello, ci sentivamo sciolti da ogni legame, creatori del cammino, della direzione e del tempo(p. 173). 
  
 


ALCUNE POESIE:l
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Alcune. poesie
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Dos palabras

Esta noche al oído me has dicho 
dos palabras comunes. 
Dos palabras cansadas
de ser dichas. Palabras
que de viejas son nuevas.
Dos palabras tan dulces,
que la luna que andaba
filtrando entre las ramas
se detuvo en mi boca. 
Tan dulces dos palabras
que una hormiga pasea por mi cuello
y no intento moverme para echarla.
Tan dulces dos palabras
que digo sin quererlo 
-¡oh, qué bella, la vida!-
Tan dulces y tan mansas
que aceites olorosos
sobre el cuerpo derraman.
Tan dulces y tan bellas
que nerviosos, mis dedos,
se mueven hacia el cielo
imitando tijeras.
Oh, mis dedos quisieran
cortar estrellas. 
Due parole

Questa notte all’orecchio
m’hai detto due parole
Due parole stanche
d’esser dette. Parole
cosi’ vecchie da esser nuove.
Parole cosi’ dolci 
che la luna che andava
trapelando dai rami
mi si fermo’ sulla bocca. 
Cosi’ dolci parole
che una formica passa sul mio collo
ed io non oso muovermi per cacciarla.
Cosi’ dolci parole
che, senza volere,
dico: “Com’e’ bella la vita!”
Cosi’ dolci e miti
che il mio corpo 
profuma di oli profumati.
Cosi’ dolci e belle
che, nervose, le dita
si levano al cielo
sforbiciando.
Oh, le mie dita vorrebbero
recidere stelle.
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               (de El dulce daño, 1918)  (da Il dolce danno, 1918)

Al oido All'orecchio

Si quieres besarme... besa,
yo comparto tus antojos
-Mas no hagas mi boca presa,
Bèsame quedo en losojos
No me hables de los hechizos
De tus besos en el cuello...
Están celosos mis rizos
Acaríciame el cabello
Para tu mismo oportuno,
Si tus ojos son palabras,
Me darán, uno por uno,
Los pensamientos que labras.
Pon tu mano entre las mías
Temblarán como un canario
Y oiremos las sinfonías
De algún amor milenario.
Esta es una noche muerta
Bajo la techumbre astral.
Está callada la huerta
Como un sueño letal.
Tiene un matiz de alabastro
Y un misterio de pagoda
¡Mira la luz de aquel astro!
¡La tengo en el alma toda!
Silencio... silencio...¡Calla!
Hasta el agua corre apenas,
Bajo su verde pantalla
Se aquieta cabe la arena.
¡Oh! ¡qué perfume tan fino!
¡No beses mis labios rojos!
En la noche de platino
Bésame quedo en los ojos...


Se vuoi baciarmi... bacia,
- io condivido i tuoi desideri -
Però non fare prigioniera la mia bocca,
Baciami adagio negli occhi
Non mi parlare di incantesimi
Dei tuoi baci sul collo...
Ora sono gelosi i miei ricci
Accarezzami i capelli
Per te stesso opportuno
se i tuoi occhi sono parole
mi daranno, uno ad uno,
i pensieri che pensi.
Poggia la tua mano tra le mie
tremeranno come un canarino
e ascolteremo le sinfonie
di qualche amore millenario.
Questa è una notte morta
Sotto il tetto astrale.
Rimane muto l'orto
come un sogno letale.
Ha una sfumatura di alabastro
e il mistero di pagoda.
Guarda la luce di quell'astro!
Ce l'ho in tutta l'anima !
Silenzio... silenzio... Taci!
Perfino l'acqua scorre a stento,
Sotto il suo verde schermo
si acquieta misurata la sabbia
Oh! Che profumo così sottile!
Non baciare le mie labbra rosse!
Nella notte di platino
Baciami adagio negli occhi...
 
 
Golondrinas
Rondini

Las dulces mensajeras de la tristeza son
Son avecillas negras, negras como la noche,
¡Negras como el dolor!
¡Las dulces golondrinas que en invierno se van
Y que dejan el nido abandonadoy sólo
Para cruzar el mar!
Cada vez que la veo siento un frío sutil
¡Oh!¡Negras avecillas, inquietas avecillas
Amantes del abril!
¡Oh! ¡Pobres golondrinas que se van a buscar
como los emigrantes, a las tierras extrañas,
la migaja de pan!
¡Golondrinas, llegaos! ¡Golondrinas, venid!
¡Venid primaverales, con las alas de luto
Llegaos hasta mí!
Sostenedme en las alas…
Sostenedme y cruzad
De un volido tan sólo, eterno y más eterno
La inmensidad del mar
¿Sabéis cómo se viaja hasta el país del sol?
¿Sabéis dónde se encuentra la eterna primavera,
La fuente del amor?
¡Llevadme golondrinas! ¡Llevadme!
¡No temáis!
Yo soy una bohemia, una pobre bohemia
¡Llevadme a donde vais!
¿No sabéis golondrinas errantes, no sabéis,
Que tengo el alma enferma
porque no puedo irme
Volando yo también?
¡Golondrinas, llegaos! ¡Golondrinas, venid!
¡Venid primaverales, con las alas de luto
Llegaos hasta mí!
¡Venid” ¡Llevadme pronto a correr el albur!
¡Qué lá stima, pequeñas, que no tengáis las alas
Tejidas en azul!

Le dolci messaggere della tristezza sono
sono uccellini neri, neri come la notte,
Neri come il dolore!
Le dolci rondini che d'inverno migrano
E lasciano il nido abbandonato e solo
Per attraversare il mare!
Ogni volta che le vedo sento un brivido
Oh! Uccellini neri, inquiete creature!
Amanti d'aprile!
Oh! Povere rondini che se ne vanno a cercare
come i migranti, in terre straniere
le briciole di pane!
Rondini, avvicinatevi! Rondini, venite!
Venite primaverili, con le ali in lutto
Avvicinatevi a me!
Reggetemi nelle ali…
Reggetemi e attraversatemi

Un volo soltanto, eterno e più eterno
L'immensità del mare
Sapete come si viaggia verso il paese del sole?
Sapete dove si trova l'eterna primavera?
La fonte dell'amore?
Rondini portatemi! Portatemi!
Non abbiate timore!

Io sono una boema, una povera boema
Portatemi dove andate!
Non sapete erranti rondini, non sapete,
Che ho l’anima malata
perché non posso andarmene

volando anch'io?
Rondini, avvicinatevi! Rondini, venite!
Venite primaverili, con le ali del lutto
Avvicinatevi a me!
Venite! Portatemi presto a correre il rischio!
Che peccato,  piccole, che non abbiate le ali
tessute d'azzurro! 
Subconsciencia
Subconscio

Has hablado, has hablado y me he dormido,
Pero duermo y no duermo, porque siento
Que estoy bajo el supremo pensamiento:
Vivo, viviré siempre y he vivido.
Has hablado, has hablado y he caído
En un marasmo… cede hasta el aliento.
Tiempo atrás, en las sombras, me he perdido:
Estoy ciega. No tengo sentimiento.
Como el espacio soy, como el vacío,
Es una sombra todo el cuerpo mío
Y puedo como el humo levantarme:
Oigo soplos etéreos… sobrehumanos…
Sujétame a la tierra con tus manos,
Que si el viento te mueve ha de llevarme.

Parli, parli, e mi sono addormentata
ma dormo e non dormo, subisco
l’influsso di un pensiero supremo:
vivo, vivrò sempre, ho sempre vissuto.

Parli, parli, e sono caduta
nel marasma in cui cede anche il respiro.
Mi sono persa, da tempo, fra le ombre.
Sono cieca. Non provo sentimenti.

Sono come lo spazio, come il vuoto
E' solo un’ombra tutto il mio corpo
e posso sollevarmi come fumo.

Ascolto soffi eterei, sovrumani.
Con le tue mani legami alla terra
perché il vento non mi porti via.

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5 commenti:

  1. E adesso? No dimmi... e adesso?
    Adesso tocca a me... lo posto subito, subito, al seguito del post precedente. Mi sento in debito d'affetto con questa donna, poetessa, anima grande. In debito d'affetto per tutte le parole con cui ha intriso di passione il mio cuore.

    Grande Cklimt

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  2. e adesso io so qualcosa che mi fa dire che la letteratura è come un respiro per alcune persone, e mi sento più ricco, e tu sei più ricca...l'emozione si trasmette, e colma e riempie e risveglia attitudini trascurate.
    C'è un filo che unisce tante personalità che hanno saputo vivere al massimo la propria individualità, il proprio talento e quella pietra dura e brillante che chiamiamo "verità".

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  3. un plauso alle ragazze-madri che hanno un cuore grande e un coraggio da leone...non a caso...purtroppo spesso sono iper sensibili e soffrono di depressione...per il troppo amare...
    grazie per queste perle rare


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  4. Come si fa a trovare parole così dolci e sensuali per dire l'amore che si sente? e senza essere retorici e melensi...

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  5. @ levonah:

    credo sia tutto legato:chi frequenta le cime e ne ha il coraggio poi sconta in depressioni il suo aver osato il volo.

    @ iraida2:

    Questo infatti colpisce, mantenere sempre una "misura", un tono alto e nobile nell'espressione che pure sgorga pura. Certe voci della Poesia sono come una chiara fontana

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