Autunno.



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E’ autunno.
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Fra le stagioni, forse, quella più trascurata. Di certo, la meno celebrata  nella  Poesia che invece, canta da secoli e secoli, la bellezza della Primavera,  l’intensità dell’Estate, lo splendore raccolto dell’Inverno.
Questo tempo intermedio invece  ha un suo ritmo lento, felpato. Una luce che fa socchiudere gli occhi fino a ridurli a fessure.
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Quasi che ognuno avesse bisogno di concentrare il proprio sguardo, fino a fermare la propria attenzione  su un punto, un frammento, un istante, e da lì seguire il dipanarsi di quel sottile filo luminescente di cui abbiamo bisogno per vivere e che chiamiamo “senso”. 
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E’ il tempo della riflessione…
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Riflessione sul tempo che scorre, sui cicli che si chiudono e si riaprono senza tregua. 
E’ la stagione dolce della luce che si fa carezza. La leggerezza di certi mattini d’ottobre quando alla nebbia delle prime ore,  si sostituisce  lo splendore del sole che buca la foschia fino ad accendere ogni albero e ogni scorcio di paesaggio.

E’ così che ottobre ci sorprende, regalandoci un’allegria più estenuata e meno volgare di quella estiva.
All’improvviso camminare per le strade della città o della prima periferia si muta  in una avventura del pensiero.
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Ogni angolo pare volerci stupire con un colore raro, ricercato. Una foglia che oscilla e brilla di giallo, un ciuffo d’erba color ruggine e arancio che ad una certa ora del pomeriggio, prende ad ardere in silenzio, sotto i raggi di un ormai lontano sole che scivola all'orizzonte.
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Ma l’autunno pare indurci  a fiutare odori e ad ascoltare suoni, che non appartengono solo all’attimo presente.
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Al contrario, in quell’aria trasparente, in quell’atmosfera che sembra schiudere la superficie degli oggetti, per farci scorgere finalmente la sostanza delle cose, ogni suono, ogni colore, ogni profumo, ogni pensiero si fa rimando, segnalibro, margine ambiguo che  contiene al suo interno echi e sfumature di altre e più remote stagioni.
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Ottobre specialmente, regala il profumo dei primi giorni di scuola, il profumo e la poesia degli "inizi".
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E' l'odore di giorni antichi, il vociare dei bambini sulle scale, le aule all’improvviso gremite e di nuovo brulicanti di occhi e risate.
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Nella memoria, Ottobre, confina a Nord con il suono dei gessi sulle lavagne, a sud con le corse in cortile, a Ovest con l’odore delle merende nella cartella, e al margine estremo, laggiù proprio in fondo,  tremola del nero dei grembiuli e della voce della maestra.
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Perché è così che accade. Ottobre prende a galleggiare sulla voce della maestra.
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E la maestra, come una matrioska, contiene a sua volta, miriadi di mondi che si dischiudono a noi, non appena fissiamo la nostra attenzione su quei ricordi.
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La maestra fa parte dell’autunno come la sabbia appartiene alla clessidra. Ne misura lo scorrere, il ritmo,  il battito e il suo rallentare.
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Dentro la maestra si trovano numeri e segni che imparammo chiamarsi “lettere”.
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Dentro la maestra stanno cartine geografiche, disegni coi pennarelli, e prodigi che imparammo a chiamare “parole".
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Dentro la maestra risuonano cascate di nomi di fiumi e di lontananze. Brillano fette di torte bianche, disegnate sul nero della lavagna, per capire che noi si è parte di quell’insieme, che è lo stare insieme.
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Dentro la maestra pascolano animali della savana e si alzano in volo farfalle. Pioggia di bianchi coriandoli dalla luna.
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Dentro la maestra marciano eserciti agli ordini di intrepidi condottieri, gocciolano carovane attraverso il deserto, fino alle oasi.

Dentro la maestra puoi ascoltare il suono del mare che echeggiava nella testa d’Alessandro in cammino per l'India e il galoppare dei cavalli barbari, dalle steppe alla conquista d'Europa.
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Dentro la maestra si elevano catene montuose e capitali esotiche, città da quì invisibili e giochi di numeri.
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Dentro la maestra, prospera la magia capace di dilatare l’aula fino a comprendere i popoli primitivi, il volo delle astronavi, la polvere interstellare, la deriva dei continenti, le matite e le  gomme per cancellare.
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Dentro la maestra, giochi dalle regole ancora da inventare e  infiniti sentieri,  strade che ti insegnano la leggerezza del perderti e la delusione del ritornare.
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Perché la maestra è farsi affollare dalle storie e dall'imparare a guardare.

Storia di storie e racconti, affinchè anche tu impari a raccontare il tuo tempo. 
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L’autunno è questo saper galleggiare, ondeggiando  fra la costellazione della maestra, il tempo e il pensiero.
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Lama di temperino che affila i colori, affinchè in quell'aria tersa e ferma, tu intraveda il paesaggio che è la "tua storia".
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Commenti

  1. Questo post è pura poesia!
    Immagine bellissima, ben si adatta al tono romantico della descrizione di questa stagione, e il tutto è, per me che amo l'autunno, poesia che si snoda tra colori, profumi, quasi sapori, in un quadro immaginifico che incanta.
    Mi ha piacevolmente sorpreso il parallelo tra l'autunno e la figura della maestra. Un parallelo che non avevo mai fatto, lo confesso :)

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    1. Ciao Perla, volevo un quadro... quello volevo. Un quadro realizzato utilizzando la "tela" della memoria. Buona domenica e Buon autunno!
      :-))

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  2. Che meravigliosa riflessione su una stagione che è la mia preferita!! discreta, dolce, pacata. In estate troppa luce, troppo colore, troppo di tutto...
    preferisco le tinte calde e tenui, i toni dolci e sussurrati.
    Un caro saluto a te.
    Annamaria

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    1. Ogni stagione ha regali destinati soltanto a noi, alla nostra capacità di vedere, sentire, gustare. E l'autunno a una sua voce sommessa, lieve, di una intimità rara. Sono certo che se ami l'autunno sai cosa intendo... Un abbraccio.

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  3. ti leggo e mi commuovo
    mi sono riconosciuta in quella maestra e nelle sue forme ho visto me stessa "giocare" con i bambini e con i colori dell'autunno...

    grazie per questa splendida pagina, dal profondo del cuore

    lu

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    1. Tu sai... e non servono parole per dirlo.

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  4. Bellissimo questo post, sembra di vedere le immagini..
    Farò leggere questo post anche a mia figlia, appena laureata ... e da pochi giorni insegna nelle scuole elementari, felice e motivata..
    Complimenti ancora e buona domenica

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    1. Ben ritrovata, Vilma. Tu me l'insegni... con le parole si può ricreare il "quadro" che abbiamo dentro. Quel cielo mai uguale a se stesso che sono i nostri stati d'animo, fino a far affiorare le immagini più lontane e (per quanto possa apparire assurdo), più nitide.
      Un carissimo saluto a te e a tua figlia. A lei come non dire "In bocca al lupo?" Ne avrà bisogno... :-)

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