"e mio padre che guardava per terra come avesse saputo..."



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I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio: il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli invece vedono nell’isola un punto di appoggio, dove fermare e riposare il volo, prima di proseguire oltre. Tra l’immagine di un’isola come recinto chiuso, quella dei poteri, e l’immagine degli uccelli, di un’isola come spalla su cui poggiare il volo, hanno ragione gli uccelli. Nel canale di Otranto e Sicilia, contadini di Africa e d’Oriente affogano nel cavo delle onde. Il pacco dei semi si sparge nei campi sommersi del mare, un viaggio su dieci sprofonda, la terraferma Italia è terra chiusa: li lasciamo annegare, per negare.

Il 1900 è stato il secolo in cui milioni di essere umani si sono spostati da un continente all’altro. E così hanno spostato il peso del mondo. Milioni di esseri umani, miriadi di esseri umani. Nel 1900 siamo stati noi, italiani, gli azionisti di maggioranza. Trenta milioni di noi si sono spostati. Al porto del molo Beverello si staccavano le navi che portavano dall’altra parte dell’Oceano. Era nero, il molo, di madri. Con quei loro fazzolettini bianchi, che sembravano tante farfalline immobili, inchiodate. Verso la poppa che se ne andava lentamente, a motori bassi, verso la diga foranea. E’ stato il nostro 1900. Ha spopolato, svuotato terre e paesi molto più di due guerre mondiali.

Quelli di adesso, invece, partono sopra zatteroni, sopra barconi a motore, verso un nord sommario, purché non sia un porto. E si portano dietro tutto quello che hanno potuto salvare da una espulsione, lasciandosi dietro un bucato in fiamme, oppure una miseria infame. Ma quegli occhi sbarcheranno da noi, e saranno rinchiusi, dentro Centri di Permanenza Temporanea. Chiamiamo così dei posti che sono dei campi di concentramento con sbarre, filo spinato, guardiani. Ma “permanenza”: un bel nome alberghiero, per non dire a noi stessi che facciamo i carcerieri di viaggiatori, colpevoli di viaggio.

Quegli occhi sbarcheranno da noi, e allora sì, si accorgeranno dello spariglio, della disparità delle carte in tavola. Ma finché stanno sul mare, quegli occhi ammirano la grazia infiocchettata del veliero, tutta nodi e corde tese al vento, come i muscoli di un atleta. Ammirano e godono del vantaggio del loro punto di vista perché loro dal barcone vedono la sfilata piacevole e indifferente della fortuna, mentre quelli del veliero sono costretti a vedere, o a voltarsi per non vedere, la sfilata della malasorte e della miseria del mondo.

Che dà allo straniero pane e vestito”: questo dice di sé la divinità nella scrittura sacra. “Che dà allo straniero pane e vestito”. Che alla creatura umana dice: “E amerai lo straniero perché stranieri foste in terra d’Egitto”. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero: circa cento volte.
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Insiste, la divinità, con il verbo “amare”, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano – “amare”: che fa del bene prima di tutto a chi ama, prima ancora di far del bene all’altro, allo straniero.
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Amare, non tollerare. Non respingere, alla rinfusa, donne incinte. E nessuno dica: «Ma perché partono incinte, queste benedette donne ragazze?». Perché non partono incinte. Vengono violate, regolarmente, a ogni frontiera africana.

Nasce tra i clandestini. Il suo primo grido è coperto dal rumore del giro delle eliche. Gli staccano il cordone. E, senza fare il nodo, lo affidano alle onde. I marinai li chiamano Gesù questi cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme.
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Niente, di queste vite, è una parabola. Nessun martello di falegname batterà le ore nell’infanzia e i chiodi nella carne. Nasce tra i clandestini, l’ultimo Gesù. Passa da un’acqua di placenta a quella del mare, senza terraferma, perché vivere ha già vissuto e dire ha detto, e non può togliere una spina dai rovi che incoronano le tempie. Sta con quelli che esistono il tempo di nascere, va con quelli che durano un’ora.

Siamo gli innumerevoli, raddoppia ogni casella di scacchiera. Lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra. Non potete contarci; se contati, aumentiamo, figli dell’orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate. Nostre vite saranno i vostri libri di avventura. Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino – l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.

Da qualunque distanza, arriveremo. A milioni di passi. Noi siamo i piedi, e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l’insulto.
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Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo. Noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera. Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: «Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio; ma in tre giorni resuscito e ritorno».

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 [ Erri De Luca ]
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Abbiamo amato l’Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe

i viaggi di Sindbad e di Conrad

Siamo stati dalla parte dei corsari e dei rivoluzionari.
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Cosa ci fa difetto per non stare con gli acrobati di oggi

saltatori di fili spinati e di deserti

accatastati in viaggio nelle camere a gas delle stive

in celle frigorifere, in container

legati ai semiassi di autocarri?

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Cosa ci manca per un applauso in cuore

per un caffè corretto al portatore

di suo padre in spalla e di suo figlio in braccio

portato via dalle città di Troia, svuotate dalle fiamme?
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Benedetto il viaggio che vi porta,

il Mare Rosso che vi lascia uscire,

l’onore che ci fate bussando alla finestra.


 [ Erri De Luca ]
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So le pietre da lanciare, in pochi contro molti

e ho visto pietre contro armi da fuoco.

Ho maneggiato pietre sui cantieri

ho abbattuto pareti, costruito case.

Ci sono stati giorni per lanciare pietre

e gli anni per rinchiuderle nei muri.

Ma non conosco le pietre di lapidazione

scagliate all’indifeso. : .
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Chi è senza errore, tiri lui la prima,

disse lo sconosciuto accovacciato in terra. :
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Chi è senza errore: non chi si è dato autorità di legge.

Chi è senza errore ha diritto di alzarsi per colpire.

Chi è senza errore: perché non lo farà.

Chi lancia pietre di lapidazione profana il regno minerale

la materia di vulcani e stelle,

il letto dei fiumi e i frantumi dei fulmini.
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Chi lancia pietre di lapidazione

possa il suo braccio irrigidirsi in pietra

e lui sia maledetto di rimbalzo.

[ Erri De Luca ]
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     Ma non era così
     che mi avevano detto il mare
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     No non era così
     e poi tanto di notte
     cosa vuoi mai vedere
     quì c'è uno che grida
     che dice ch'è tardi
     e bisogna partire
     qui c'è uno che grida
     e si deve partire

     E mio padre non c'è
     è rimasto da solo a masticare la strada
     perchè dice che tanto
     sarà guerra comunque
     e dovunque si vada

     L'ho lasciato alla porta di casa
     che sputava per terra
     come fosse un saluto
     l'ho lasciato che sputava per terra
     come se fosse un saluto

     Ma non era così
     che mi credevo di andare
     no non era così
     come un ladro, di notte
     in mano a un ladro di mare
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     E mio padre alla porta di casa
     che guardava per terra
     come se avesse saputo
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     E mio padre che guardava per terra 
     come se avesse saputo 

[ Rock - Gianmaria Testa ]
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Commenti


  1. Nei canali di Otranto e Sicilia
    migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
    affogano nel cavo delle onde.
    Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
    il pacco dei semi si sparge nel solco
    scavato dall'ancora e non dall'aratro.
    La terraferma Italia è terrachiusa.
    Li lasciamo annegare per negare.

    Erri De Luca, dalla raccolta "Solo andata"

    Amo questo scrittore .... e cosa dire della musica??? Testa ha interpretato molte volte testi di De Luca.
    Possiamo solo lasciare un segno, noi, un dire "ci siamo" partecipiamo a questa tragedia, di altro da fare poco ci resta se non tenere gli occhi aperti ed i pugni chiusi...

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    1. Cosa aggiungere alle parole di De Luca? ... che quello della gestione dell'immigrazione e dei diritti di asilo è il capitolo più imbarazzante dell'attuale coscienza degli italiani.
      Gli si è imbottita la testa per 20 anni di pregiudizi e demonizzazione dello straniero. Gli si è plasmato il cervello con il pensiero che chi scappa dalla fame, dalla carestia, dalle guerre, viene nel nostro paese per portarci via il nostro presunto benessere... senza accorgersi che chi ce lo stava inesorabilmente sottraendo, sedeva invece sui banchi del governo e nelle stanze del potere e vestiva i panni dell'imbonitore.
      La tattica è sempre quella: gridare “al lupo-al lupo” per creare allarme e panico e coprire le rapine della nostra classe politica di parassiti e di “mantenuti”

      Instillare il terrore dello straniero, per non farci accorgere che sfamiamo degli alieni che bivaccano impunemente in Parlamento. Gli autentici nemici del popolo italiano sono quelli che deliberano l'acquisto degli F35, quelli che continuano a finanziare le missioni di morte all'estero e si ostinano a progettare opere faraoniche del tutto inutili, come i 70 km di traforo sotto le montagne della linea Tav, Torino-Lione.
      Questi sono i parassiti che ci stanno rovinando... ma è un discorso più ampio questo.
      A noi per il momento ci lasciano solo il compito di fornire le bare e seppellire quintali di carne umana...

      E per tacitare eventuali rimorsi di coscienza? Semplice... Basta proclamare il lutto nazionale e 72 ore di commozione generale celebrata a reti unificate-. Passate le 72 ore, si va avanti come prima... In attesa della prossima "disgrazia" e dell'immancabile ondata di indignazione-commozione-sdegno.

      Invece di impegnarci a gestire razionalmente i flussi che per i prossimi 50 anni, almeno, attraverseranno il nostro paese, chi ci governa, ha deciso di gestire semplicemente i cicli dell'emotività collettiva.
      L'idea è sempre quella di Silvio ma è penetrata nelle menti di tutti i politici comprese quelle del finto PD: la realtà è solo rappresentazione, spettacolo, comunicazione e finzione. Basta manipolare la rappresentazione e il gioco riesce.
      Chi non ricorda la ricetta di Silvio per risolvere la crisi delle vendite delle auto della FIAT?... "Basta cambiare il nome da Fiat a Ferrari!"

      Chi glielo spiega che la Vita ( e intendo le "vite umane" delle persone concrete, io, te, lui, il migrante, la famiglia che scappa dalla Siria, il profugo del Darfur ) non si può gestire con i criteri del Marketing ?

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  2. Terribile tutto questo dolore non raccolto, quell'ometto coi baffi che dice che la Bossi-Fini va bene così. Non è quello il problema...
    Terribile la cecità dell'Occidente, coi mari di birra dell'Oktober Fest; terribile la nostra impotenza. Lasciamo piangere il nostro cuore e ci vergogniamo senza sapere che fare.

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    1. Terribile..sì.
      Ma non ci si può fermare solo alla vergogna e all'indignazione. Serve concretezza. Serve riconvertire le nostre cosiddette "missioni di pace". Creare una forza europea (chiamiamola "Esercito Europeo" o semplicemente PROTEZIONE CIVILE EUROPEA che utilizzi quegli uomini, quelle risorse e quei mezzi, per ridislocarli nei paesi del Mediterraneo in cui ci sono le vere emergenze umanitarie che "producono" flussi di profughi. Con le attuali tecnologie dei satelliti è possibile individuare i porti e le coste da cui partono le "barche della morte" [un satellite oggi è in grado di fotografare e riprendere una pallina da tennis lanciata da un cortile all'altro] e con una azione di "intelligence" si possono identificare le organizzazioni criminali che fanno milioni di utili sulla pelle dei profughi. Si possono identificare gli scafisti e chi li copre. Si può, in una azione di cooperazione internazionale collaborare coi governi africani e impedire che i campi di raccolta dei profughi diventino luoghi di violenze e di sopraffazione (si sa da anni che in quel luoghi avvengono violenze generalizzate alle donne e che ai profughi in cambio di 5.000 euro gli si vende il sogno di un viaggio che tante volte finisce in tragedia )
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      E' la nostra politica del "non vedere" tutto questo, che genera poi la carneficina nel Mediterraneo. Ma occorre ridiscutere i nostri impegni con l'Europa e il nostro ruolo nelle cosiddette missioni di pace con gli Stati Uniti. Cambiare strategia e prospettiva alla nostra politica estera richiede una cosa sola:impegno, fatica, progettualità. Finora è stato comodo vestire il ruolo di semplici esecutori e sudditi degli Usa e mettersi semplicemente ai loro ordini.
      Ma essere eterodiretti dagli Usa non ha significato tante volte servire gli interessi effettivi del nostro Paese. Per questo occorre reinventare un nostro ruolo "mediterraneo" all'interno di una politica, di una Forza di intervento e di un esercito Europeo. Finiamola di essere solo gli zerbini (esecutori senza voce in capitolo) di Usa ed Unione Europea. Il futuro non aspetta e soprattutto non potrà tollerare la nostra colpevole inerzia.

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  3. Ci volevano centinaia di morti per far muovere l'Europa.
    La Commissaria Europea che accompagnerà Barroso ha parlato di presenta di tutti gli stati nelle acque del mediterraneo per poter soccorrere i migranti. Che già mi sembra un primo passo, ma come dicevi tu, bisognerebbe ridiscutere il fenomeno a livello di accoglienza nelle altre nazioni (la Germania rimanda indietro chi è stato schedato in Italia, la Francia li ha rispediti indietro a "colpi di baionetta" , mica ce lo dimentichiamo.
    Io , sinceramente, mi sento impotente. I politici da mandare al governo non li posso scegliere e non solo, anche potendo davvero nn so chi votare, visto che non trovo più un'aria politica che mi rappresenta e che possa far qualcosa di concreto...

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    1. Pure io non mi riconosco in quel che vedo andare in onda sul teatro della politica. E quindi parlo solo per me perchè so che non è certo in mio nome ciò che continua ad accadere. Da qui il senso di malessere profondo, il disagio davanti alla pura, surreale rappresentazione che è diventata la Politica italiana. Non sento più alcuna appartenenza a questi soggetti che dicono di stare facendo politica.
      Giunti a questo punto credo che si possa e si debba, esigere il coinvolgimento dell'Europa tutta intera
      Arrivando perfino a ricattarla se questa continuerà ad essere sorda e a defilarsi.
      Non è possibile che a noi italiani si chieda di rispettare astratti parametri finanziari, mentre va in onda una catastrofe umanitaria di proporzioni epocali nel Mediterraneo.
      E' ora di finirla questa commedia delle scuse e della finta partecipazione dei burocrati Ue.
      L'Europa fin da questo tema deve essere ben altra cosa. Deve essere un solo esercito e una sola Protezione Civile. Deve farsi nazione comune e comune interesse. Vogliamo una Europa vera, un'Europa politica intesa come comunità umana, responsabile ed efficace. Non un centro di potere monetario e finanziario!

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  4. Non so scrivere un commento decente, cancello e riscrivo, cancello e riscrivo ancora...
    So solo dire che mi vergogno, che a volte non ho il coraggio di guardare negli occhi quel ragazzo diventato vecchio, che vedo per strada, che vorrei dirgli scusa ma io non c'entro... e non è vero, io c'entro, c'entro come tutti. Sono responsabile in quanto incapace di fare, di dire, di urlare la voce di quei troppi Gesù. Di quelle infinite Maria che hanno conosciuto non un angelo a proclamare loro la nascita nel grembo ma la viltà del mondo. E' colpa di tutti, di tutti, anche di chi, come me, non ha mai accettato certe parole, certe definizioni, certi luoghi comuni che additavano lo straniero, dell'ognuno a casa sua, dell'italianità ...
    Non serve a nulla, loro muoiono, sono morti e moriranno, non per una vita migliore, ma come qualcuno ha detto ... semplicemente per cercare una vita ed io... non li so aiutare.

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    1. Ma credi di essere la sola a sentirti ammalata di inutilità? di impotenza, di quella sensazione di assurdità del Tutto che s'insinua fin nelle più piccole cose? Noi si cerca un senso, e non lo si trova... Si trova invece, spesso una disperante dose di cinismo, di opportunismo becero, e la recita di governanti ipocriti con la loro abusata litania "...noi faremo, noi ci occuperemo, noi ci impegneremo..." a cui seguirà il vuoto, il nulla. Finti cattolici, finti ex comunisti, finti liberisti...finti finti finti

      Ma dove sono finiti gli uomini? Dov'è finito l'umanesimo? Dov'è finita la civiltà italiana che ha illuminato i secoli?
      Siamo tutti colpevoli certo ma non in uguale misura...
      Io voglio che si raccontino le storie, che vengano fuori le storie personali di questi che chiamiamo genericamente "migranti" o "rifugiati" e che ci vogliono far considerare soltanto come "massa indistinta e anonima". Come hanno considerato a suo tempo "gli ebrei".
      Io invece pretendo che si raccontino le loro storie individuali.
      Voglio che li facciano parlare! Che li facciano raccontare, descrivere l'inferno da cui provengono! Scopriremo allora che non è carne da fare affondare in mare, ma sono nostri fratelli sventurati, persone prima di tutto. E sono esiliati, fuoriusciti, scampati avventurosamente alla guerra, alla fame, ad un agguato, ad una non vita.
      Quando ascolti la loro storia individuale non puoi che sentirti disarmato, scompare ogni aggressività, sei solo una persona davanti ad un'altra persona che ti racconta ciò che ha incontrato finora sulla sua strada.
      Davanti alle loro storie scompare ogni istinto di aggressione di discriminazione
      Resta soltanto un sentimento: la compartecipazione, l'empatia.
      Basta fissarli negli occhi mentre raccontano e fanno riemergere ricordi taglienti come vetri.

      Non so se ti è mai capitato di guardare BABEL (il canale 141 di Sky). E' un canale dedicato alle persona che sono arrivate in Italia da altri paesi. Se ti capita segui il programma "Kairos" . A me è successo ed è stato sconvolgente, ...vedere come vivono ora in Italia. Ascoltare il racconto di cosa hanno passato e cos'è stata la traversata del Sahara e le violenze subite e le umiliazioni... fino a scoprire la pazienza infinita, la dignità che hanno, senza che nessuno l'abbia insegnata loro.
      Era la stessa dei nostri nonni, dei nostri avi. E noi quella dignità l'abbiamo svenduta completamente per un poco di benessere, per la competizione, per l'individualismo sfrenato, per il successo buono soltanto per essere esibito in televisione
      Ora quel sogno di benessere infinito e quella finta idea di successo, quella mondanità esibita e idolatrata, come un boomerang ci torna indietro e ci rende sempre più miserabili.

      Siamo tutti colpevoli, anche se in misura diversa. Perchè non abbiamo fatto abbastanza per fermare il "nostro naufragio nazionale", Perchè non siamo scesi in piazza quando approvavano leggi razziste e leghiste, intrise del più orrendo e inumano egoismo.
      "Non ci riguarda" - pensarono molti. E invece ora lo sappiamo. Ci siamo completamente dentro.
      Nessuno è innocente davanti a questo sfascio.

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  5. Ciao... Anche io passo sempre più di rado, non solo sul tuo, che pure è tanto bello e accogliente, ma in generale sui blog altrui. Bisogno di raccoglimento, o qualcosa di simile.
    Mi fa piacere trovare un sentimento condiviso di incredulità e combattività. Di voglia di non arrendersi all'anestesia definitiva dei valori alla base dell'esistenza umana sul pianeta. Se nego il tuo diritto di esistere, nego anche il mio.
    Purtroppo sono convinta che non siano stati soltanto gli ultimi venti anni di gestione politica a metterci in questa situazione, ma che la radice vada cercata molto più lontano...
    A presto.

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    1. Diciamo che negli ultimi 20 anni c'è stata un'accelerazione paurosa in questa involuzione del nostro modo di stare insieme dentro quella creatura così delicata che chiamiamo comunità o società o senso sociale.
      Siamo noi i nuovi barbari. E non c'è nessuna fierezza nel dirlo.
      Grazie della tua visita e per avere espresso così bene il disagio che è lo stesso mio e di tanti.
      Puoi definirlo bisogno di raccoglimento o anche ribrezzo o semplicemente bisogno di chiudere gli occhi
      di avere una tregua. Per trovare una propria isola dove non vigano le regole che vediamo avere il sopravvento in questa attualità così meschina.
      In tempi di decadenza in ogni epoca si è cercata la fuga, l'isolamento, l'esperimento di rifondazione di un vivere comune basato su valori alternativi ...perfino il monachesimo in fondo fu un tentativo di risposta al più generale naufragio dell'idea di convivenza e socialità.
      A presto

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