DICEMBRE: TARDO POMERIGGIO


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" Ha ben piccole foglie la pianta del tè..."

[  Ivano Fossati ]

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Passi a trovarmi a pomeriggio inoltrato..



Nei giorni di pioggia, a dicembre, la luce del pomeriggio é così breve, il cielo così chiuso, i campi di là dalla strada così inzuppati d’acqua, che non so staccarmi dalla finestra. Non so perché mi piace indugiare a osservare i prati, mentre prende a cadere altra pioggia. Le ultime foglie dorate aggrappate ai rami lampeggiano, agonizzando nel vento. L'orizzonte é ostaggio della nebbia. .

Sei per strada e mi viene spontaneo accendere il fornello con il bollitore. Penso che mi farebbe piacere, se io fossi te, arrivare, salire e spogliarmi di tutta la pioggia e del freddo, nel gesto preciso di sfilare il giaccone e trovare ad accogliermi una teiera fumante. Guardo un’ultima volta verso i prati, ormai spenti nella sera imminente.
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E' quell’ora in cui le periferie, i campi deserti, i marciapiedi sconsolati, ricadono su se stessi e tutti insieme affondano nel buio. Pallidi, debolissimi i lampioni. Accendo la lampada bassa, a pavimento. Il parquet diffonde la sua luce morbida che s’irradia seguendo le nervature del legno.

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Vorrei aver dipinto oggi pomeriggio. Adesso sarebbe l’ora in cui chiudere i tubetti, pulire i pennelli,  riporre la magica cassetta di legno sulla mensola e socchiudere il vetro della finestra per scacciare l’odore d’acquaragia. .    

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Sarebbe l’ora in cui trovare una collocazione alla tela non ancora finita. Sarei indeciso se appenderla  al posto della riproduzione del  "Klimt", accanto alla finestra, oppure al posto del "Matisse" sopra al divano, in modo che restasse visibile dal tavolo della sala su cui prenderemmo il nostro tè bollente.

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Allora, di tanto in tanto, la sbircerei con noncuranza, per studiarne i contorni, le proporzioni,  quasi fosse una ragazza seduta ad un altro tavolo.

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Chiacchiereremmo piano, noi due, alternando lunghe sorsate a frasi sommesse. Nel silenzio, le parole  rimarrebbero in aria quasi adagiandosi sul vapore che salirebbe dalle tazze di tè. A lungo, le guarderemmo sollevarsi  e dirigersi verso il soffitto o più lontano, in fondo alla sala. S’andrebbero ad annidare fra i libri, i tanti miei libri...     .
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Forse mi chiederesti degli ultimi arrivi e del catalogo preso alla mostra di Brescia con i lampi di Vincent ed i sogni di Gauguin. O forse, sfileresti il catalogo ormai antico di De Chirico, quello preso alla sua mostra a Ferrara quando facevo ancora il Liceo. Lo sfioreresti  con le tue dita magre, sottili,  quasi fosse cristallo.
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Ecco, l’acqua ora bolle. Spengo il fornello e immergo la bustina. L’acqua si colora di biondo. Un colore che piano si fa scuro e rimanda riflessi d’oro. Richiudo adagio il coperchio in modo che il vapore resti  all’interno.
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Ho un’idea. Accendo il camino. E’ dall’anno scorso che giace abbandonato, senza vita. Il gatto pare averlo capito. S’alza dal suo cesto e mi viene incontro fino a strusciarsi con la schiena contro la caviglia. .  .
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Tolgo il suo cesto e lo porto nell’angolo, quello che  fa il mobile con la parete. So per certo che questa é la posizione che lui predilige. Deve sentirsi protetto alle spalle e il tepore e la luce del camino a fargli socchiudere gli occhi.   





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La carta, in un attimo avvampa, rischiarando la parete annerita, al fondo del camino. Il calore muove l’aria. Rabbrividiranno i folletti nascosti lungo la canna fumaria.
    
La legna minuta accatastata nella pila é quella della primavera scorsa. Da ultimo, come un intenditore, scelgo due grossi ciocchi di legno: uno di quercia e l’altro  di ciliegio. La corteccia ormai staccata s’arrossa incandescente, fino a scoppiettare.


     
Mi rialzo e contemplo la sala. La luce fioca, calda, disegna riflessi ipnotici nella penombra che avanza, mentre la finestra è ormai una parete compatta di buio. Il fuoco pare respirare e colmare la stanza intera, di onde luminose che s’arrendono risalendo un poco sui muri. Metto la musica.
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Suona il campanello. 




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Commenti

  1. .... mentre suona Danilo Rea. Che bella atmosfera calda.
    Un affresco questo post con tante pennellate. Mi piace

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  2. Grazie per sensazioni/emozioni che incontro qui...
    siano Sorrisi e Parole gentili..
    dandelìon

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  3. che bel post rilassante :) e m'hai fatto venir voglia di tisana. cannella. sisi. tisana alla cannella e via :)
    jahira

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  4. Mi piacerebbe essere lì.raggomitolata vicino al gatto, a fissare i bagliori magici del camino, magari con una tazza di tè caldo fra le mani...
    Ciao Carlo, un'atmosfera magica e invitante.

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  5. bellissimo post, si. la pioggia poi accende
    atmosfere magiche.

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  6. @ Claudia:
    E' vero, il grigio dell'inverno per contrasto, a me mette voglia di colori.E poi scrivere a volte può essere come dipingere... con la tavolozza dei sensi accesi.

    @ Dandelion67:
    Grazie a te.

    @ Jahira:
    tisane? cinnamomum zeylanicum? ...mmmhhmm
    mi ha sempre affascianto il mondo degli aromi e delle spezie. Trovo che sia un modo sublime di dedicare un pò di tempo a sè stessi.
    Per coccolarsi insomma... e d'inverno è il massimo! a proposito posso consigliarti una "coperta con le maniche" Quella pubblicità mi fa morire! ;-) ti ci vedrei proprio bene!

    @ Ioeilidh:
    Secondo me il fuoco(e il camino quindi) è ipnotico e regala una particolare ebbrezza al cervello. I primi a scoprirlo son stati gli uomini primitivi che sedevano a cerchio attorno al fuoco. Pensa che ho letto che la saggezza dei Veda pare sia un distillato delle "visioni" e dello stato di trance indotto dal bagliore del fuoco in tempi remoti. Mi ha affascinato questa teoria di cui parla anche Roberto Calasso nel suo "L'ardore", un libro dello scorso anno.

    @ Violapensiero:
    eh sì! Lo penso pure io... La pioggia e le atmosfere invernali come anche la nebbia o la poca luce di dicembre e gennaio per reazione accendono i sensi. Forse per questo è soprattutto in inverno che mi piace dipingere
    Come accedere un fuoco, un camino di colori e luce per gli occhi.

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  7. Q di Luther Blisset. particolare. bellissimo. jahira

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  8. Bellisimo tempo d'attesa.
    Descritto tanto bene, che mi sembrava di essere nella stanza accanto.
    Capehorn

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