lunedì 5 ottobre 2015

Frammenti di meditazione...

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Andare. Una domenica mattina.
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Andare all’inizio dell’autunno, quando le nuvole riempiono il cielo, impigliandosi sui monti più alti,  mentre a tratti la pioggia crepita sui rami.
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Andare ai primi d'ottobre per salire oltre i mille metri, fino allo spartiacque con la Toscana e di lì entrare nel grande parco immerso nel silenzio. Andare per poi scegliere un sentiero un po’ a caso. Perchè non è importante... perchè ciò che conta è andare, un passo dopo l’altro. Fino a sentire la bellezza del cammino...fino a quando l'attenzione si svuota d’ogni altro pensiero che non sia il respiro, il battito,  il ritmo dei passi. 

Camminare fino a sentire la gratitudine di avere due piedi che sanno affrontare ogni tipo di terreno. Sentirsi a tratti persino un po’ invincibili. In questo istante potrebbero danzare i terremoti e le montagne saprebbero sollevarsi ancora più imponenti verso il cielo ma tu rimarresti la formica che sale il sasso e il masso e la parete scoscesa, forte della sua piccolezza e delle sue minuscole zampette. Farsi riscaldare dalla certezza d'avere due piedi in contatto con il terreno, con l'erba e il fango, con ogni ondulazione del sentiero. Sentire di camminare non su materia inerte ma su tessuti vivi. Dentro il tiepido e gentile fiato che evapora dal bosco.
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Arrivare a immaginare i propri passi sulla pelle di questo immenso animale vivente che è il pianeta. Avvertire ogni passo come una carezza che noi umani facciamo a questo sconfinato essere.

Andare, una domenica mattina  quando tutto scompare nella mente e perfino la settimana da cui provieni, scolora lontanissima, laggiù, fra le foschie delle pianure ormai alle spalle…

Il sentiero risale la costa e poi sbuca improvviso  sulla cima del crinale… alla tua destra il mare dei calanchi e delle valli verso la Romagna…a sinistra le catene di rilievi verdi e blu immersi nella lontananza del Casentino e tu sei lì che avanzi sospeso dentro questo cammino di grazia...  il sentiero che curva dopo curva, ti presenta l’infinita varietà dei colori di ottobre.

Il cielo si oscura. Le nuvole già basse avvolgono i boschi più alti…poi, s’alza il vento…tremano le cime degli alberi e una cascata d’oro riempie l’aria. Foglie... come preziosi riflessi dorati  scendono a terra e incendiano il sentiero o si stagliano luminose contro il nero del temporale imminente.
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Andare e ascoltare i piedi, le mani, la pelle del viso, il fresco delle folate che ti gonfia la maglia e ti fa sentire più vivo,   come una fiamma ravvivata da una carezza d'aria più fresca.



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Il vento si ferma. Paiono fermarsi perfino le nuvole. Il cielo ora, è un soffitto morbido di nuvole basse che galleggiano adagiate sulle cime. Trattiene il fiato il bosco… una colonna di formiche rientra sotto un deposito di pietre...e i tuoi piedi avanzano sul bordo dello sterrato.
Crepita sempre più vicina l’onda di pioggia sulle fronde più alte… 
Infine piove...e ci si sente benedetti dalle gocce che scendono sulla faccia.
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Allora rallenti e sistemi lo zaino sotto il poncho. Indossi un berretto e sopra, il cappuccio impermeabile.
Ti guardi un secondo e ti accorgi che quel poncho finisce per somigliare a un saio. E tu che non sei frate e non sei monaco, sorridi al pensiero che il tuo camminare indossa la stessa devozione di un francescano. La Natura è il tuo santuario. La gratitudine è la tua fede incrollabile nell’ospitalità che offre il pianeta.
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Riprendi il ritmo. Il terreno spiana e poi ridiscende, mentre tu contempli il dipinto che si presenta ad ogni curva del sentiero. Ogni rumore che proviene dal bosco ti attraversa. Ogni raggio di splendore dalle foglie che cadono in una instancabile danza verso il suolo, ti raggiunge e ti commuove. Le foglie dorate sotto il crepitare della pioggia si staccano, come non aspettassero altro che quelle gocce per abbandonarsi al futuro, all’aria, al volo.

Cammini del tuo passo fra il vento, l'acqua e la musica della foresta percorsa dalla pioggia.. 
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Poi la strada giunge a un tornante mentre gli alberi si aprono e ti fanno intravedere la vallata e i mille colori dei versanti che hai di fronte.
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Sei un nulla ora, un nulla che cammina... l'andare ti ha svuotato dei tuoi vecchi pensieri… e tutto hai lasciato, per divenire infinita  leggerezza. 
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Tutto ti riempie, perché tutto hai lasciato andare… sei leggero come  una foglia, capace di lasciare ogni tipo di ramo e di pensiero consueto, fino ad aprirti alla pura presenza. Sei solo presenza. Senti, aspiri, ascolti, vivi. Accarezzi la dimensione del prodigio. Non sei più uomo persona, maschio o femmina, umano o bestia. Sei coscienza... della tua piccolezza, del tuo scomparire per fare posto a qualcosa che ti sovrasta e colma ogni tua fibra...

La pioggia si attenua ed arrivi ad un cartello del Parco. C’è una coppia di camminatori sotto un ombrello e scrutano la cartina dei sentieri appesa al legno.
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Dove siamo? – fanno…

Siamo quì – rispondo, indicando col dito il punto rosso, scolorito sulla cartina
"Quello è il sentiero per Pietrapazza e di lì si va verso Santa Sofia”.

Ascolto la mia voce pronunciare quelle parole, ma dentro son perplesso...
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Fra tante, che fosse quella, la risposta che gli dovevo? 



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1 commento:

  1. Titolo quanto mai appropriato: una passeggiata tra i boschi, immersi nei profumi e nei suoni della natura ti porta davvero in uno stato meditativo.

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